Con il nuovo round di investimenti, BionIT Labs ha ricevuto un finanziamento da 5,5 milioni di euro. Tra gli investitori spicca Cassa Depositi e Prestiti con il suo fondo di Venture Capital Italia Venture II, Fondo per la Ricerca e l’Innovazione s.r.l., tramite l’advisor Equiter. Presenti anche Sefea Impact tramite il fondo SI, Simest per conto del Fondo Unico del Venture Capital e la Fondazione Enea Tech e Biomedical.
Abbiamo intervistato Giovanni Zappatore, CEO e Founder di BionIT Labs, startup medtech che per prima al mondo ha realizzato una mano bionica completamente adattiva. Le sue soluzioni tecnologiche brevettate permettono agli utilizzatori un controllo semplice e completo senza schemi di presa preimpostati.
Con l’ultimo round, BionIT Labs ha raccolto 5,5 milioni di euro. Come contate di impiegare queste risorse?
In questa fase, il reparto di ricerca e sviluppo è stabile, nel senso che riusciamo a sfruttare il know-how che abbiamo costruito per diventare sempre più veloci nell’interazione di prodotto. Adesso dobbiamo rafforzare la parte sales e la parte di operations, quindi produzione e assistenza clienti.
Il round che abbiamo chiuso a luglio ci ha portato 5 milioni e mezzo di euro, di cui circa due milioni e mezzo come aumento di capitale e il resto come convertendo, che verrà sbloccato l’anno prossimo. Questi fondi serviranno sia per finanziare l’espansione nel mercato USA, che comporta costi elevati, sia per l’espansione della linea di prodotti. L’obiettivo è aggiungere alla taglia media di Adam’s Hand, attualmente già disponibile sul mercato, anche la taglia piccola, per sopperire ai bisogni di donne e ragazzi.
Quella di BionIT Labs è una storia di successo: in soli sei anni è riuscita a creare un prodotto innovativo e a internazionalizzarsi. Qual è il vostro segreto?
BionIT Labs è nata a febbraio 2018, ma il suo è un progetto che nasce un paio d’anni prima. Durante la laurea triennale mi sono interessato alla cinematica e alla dinamica della mano umana. Per un ingegnere meccanico la mano è uno degli organi più complessi e affascinanti in natura. Riuscire a riprodurre le caratteristiche è una sfida affascinante, un po’ come riprodurre l’armatura di Iron Man. Ho affrontato ogni esame della laurea specialistica per aggiungere qualcosa in più al progetto.
Mi sono laureato ad aprile 2017, con un primo brevetto sulla meccanica di Adam’s Hand presentanto già a dicembre dell’anno prima. Da lì ho cominciato a coinvolgere due miei colleghi – Matteo Aventaggiato, ingegnere biomedico e Federico Gaetani, ingegnere elettronico -, che poi sarebbero diventati co-fondatori di BionIT Labs. Ci siamo candidati al bando PIN – Pugliesi Innovativi, per un contributo a fondo perduto della Regione Puglia, e lo abbiamo vinto. Questo ci ha permesso di fondare BionIT Labs a febbraio 2018 con un team di cinque persone, che è cresciuto nel tempo: dopo pochi mesi eravamo già in otto. Di lì, la crescita è stata costante. Ad oggi siamo trentacinque persone ed entro fine anno puntiamo a diventarne quaranta perché abbiamo da poco aggiunto anche il team negli Stati Uniti.
Per supportare questa crescita abbiamo svolto diverse attività di fundraising. Nel marzo del 2019 è arrivato il primo investitore, G-Factor, l’incubatore/acceleratore di Fondazione Golinelli, che ha investito 85 mila euro nel nostro progetto. A giugno dello stesso anno abbiamo condotto la nostra campagna di equity crowdfunding sulla piattaforma Mamacrowd. Campagna che si chiude in overfunding a settembre e ci permette di raccogliere oltre 200 mila euro.
Seguire bene le attività di fundraising è stato essenziale. I fondi ottenuti dal crowdfunding, insieme ai finanziamenti regionali, nazionali ed europei ci hanno permesso di sviluppare il prototipo beta del dispositivo.
Siamo quindi riusciti a testare il dispositivo in modo più efficace con i pazienti e con i tecnici ortopedici, che sono i nostri clienti diretti, finché nel 2020 abbiamo raccolto un finanziamento convertendo da parte di Cassa Depositi e Prestiti di 400 mila euro circa, di cui metà da CDP e metà da parte di altri Business Angels. A fine 2021 abbiamo poi svolto il nostro round seed, da tre milioni e mezzo di euro, di cui una parte in aumento di capitale e una parte in finanziamento convertibile, con CDP che ha fatto il passo successivo dopo aver strutturato il primo convertendo ed Equiter tramite il Fondo per la Ricerca e l’Innovazione s.r.l..
Nel frattempo, siamo cresciuti e con questi fondi siamo arrivati sul mercato europeo. A novembre 2022 Adam’s Hand ottiene il certificato come dispositivo medico di classe I in Europa, con la marcatura CE. Ad inizio 2023 abbiamo stretto un accordo con il primo distributore tedesco, che copre Germania, Austria e Svizzera, a cui poi si sono aggiunti altri distributori per Grecia e Cipro. Siamo inoltre presenti con vendita diretta in Italia e Belgio. In tutto, siamo attualmente presenti in una decina di Paesi in Europa e puntiamo ad espanderci in altri tre paesi entro fine 2024.
Ad aprile 2024 abbiamo lanciato ufficialmente il nostro dispositivo sul mercato americano. Questo è un progetto importante a cui ci stiamo dedicando con cura. Abbiamo già selezionato le prime due figure, oltre al General manager, che sono il Director of Clinical and Technical Operations e il Sales and Marketing Director, che si occuperanno delle attività di vendite e di supporto, assistenza e training ai clienti. Queste tre figure sono persone con importanti esperienze pregresse nel settore, che velocizzeranno il nostro approccio al mercato US.
Su Mamacrowd la campagna è andata in overfunding. Con il vostro ultimo aumento di capitale, alcuni crowdfunders hanno potuto fare una exit soddisfacente: questa è senza dubbio una buona notizia per il settore.
Dai 100 mila euro richiesti, siamo riusciti a ottenerne più del doppio, con una valutazione pre-money di oltre un milione e mezzo. Una parte degli investitori che ha partecipato alla nostra campagna di equity crowdfunding ha deciso di cedere le proprie quote ai nuovi fondi con l’ultimo round. Decisamente un’occasione che non capita spesso in Italia.
I fondi che sono entrati nel capitale hanno un focus di lungo periodo e un’attenzione all’impatto sociale. Immagino che Cassa Depositi e Prestiti abbia avuto un ruolo centrale in questo.
Sì, sostanzialmente sì. CDP ha agito da catalizzatore, chiaramente. È il fondo italiano più grande, con una rete di contatti molto ben strutturata. Seguiva gli sviluppi del progetto da tempo, finchè non ha deciso di investire nel 2020.
Ecco, questo è molto importante: tenere informati gli investitori potenziali. In modo che, anche se decidono di non investire subito, possano rendersi conto del percorso che un’impresa sta percorrendo e quindi creare un rapporto di fiducia che possa poi concretizzarsi in un investimento successivo.
Sono tutti fondi italiani quelli che hanno investito in BionIT Labs?
Sì. Sono tutti fondi italiani, sia pubblici che privati, e coinvolgono anche il Ministero dell’Università e della Ricerca e il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. È un bell’investimento del sistema Italia nel suo complesso. E questo, non ti nego, ci fa molto piacere. Poi, certo, man mano che si cresce e ci si rivolge a mercati esteri, anche la raccolta deve internazionalizzarsi. Questo comporta costruire una traction adeguata nei nuovi mercati e saperla presentare agli investitori.
Potresti descriverci come funziona Adam’s Hand, la protesi che voi producete?
La nostra è una mano poli-articolata, in grado di muovere tutte e cinque le dita. L’utilizzatore controlla la protesi senza subire operazioni invasive. Il tecnico ortopedico fornisce l’invaso al paziente, con le personalizzazioni a sua misura. Questo collega i componenti che produciamo noi – la mano, i sensori e la batteria -, con l’arto residuo del paziente. L’invaso si indossa come si farebbe con una scarpa e si rimuove in maniera molto semplice, ad esempio al momento di coricarsi. È un’operazione che si completa in un minuto. I sensori, che rilevano i movimenti dei muscoli, rimangono all’interno dell’invaso. Con Adam’s Hand è possibile sollevare fino a 40 chili. Il che permette una gamma di azioni quotidiane molto ampia.
La mano è azionata dal funzionamento dei muscoli residui dell’utilizzatore. Quando il soggetto effettua dei movimenti, dei sensori posizionati sui muscoli leggono gli impulsi elettrici che scorrono nelle fibre muscolari. L’Intelligenza Artificiale che abbiamo implementato considera e combina i segnali letti da questi sensori e questo ci fa capire come per quel determinato paziente è più naturale aprire e chiudere la mano.
Questo risultato si ottiene tramite un processo di calibrazione di 15 secondi che viene adattato su ogni singolo paziente e questo rende la mano molto più semplice da controllare. Questa è la parte di intelligenza artificiale. L’innovazione più forte però, è quella sull’”intelligenza meccanica”, come la definiamo noi. Abbiamo sviluppato e brevettato a livello internazionale un meccanismo differenziale, che con un solo motore in input riesce a muovere le quattro dita dall’indice al mignolo. Per semplificare, è un po’ come il differenziale che si trova sul retrotreno dell’auto, che divide la coppia del motore tra le due ruote.
Nel nostro caso, la coppia del motore viene divisa a cascata su tutte e quattro le dita, dall’indice al mignolo. In questo modo, quando la mano incontra un oggetto, come un bicchiere, tutte le dita si chiudono: quelle che toccano per prime la superficie, una volta saldata la presa, si fermano e “attendono” le altre. Questo consente di avere un’adattabilità alla forma dell’oggetto che è molto elevata e soprattutto una elevatissima semplicità di controllo, perché l’utilizzatore non ha bisogno di decidere quale tipologia di presa effettuare prima ancora di afferrare l’oggetto.
Con le protesi attualmente presenti sul mercato, infatti, non si riesce ad avere un controllo diretto: l’utilizzatore è costretto ad effettuare una combinazione di movimenti muscolari per selezionare ciascuna azione di presa ancora prima di afferrare l’oggetto, e questo comporta una maggiore difficoltà di controllo. La nostra è una soluzione molto più naturale: non deve scegliere una “presa cilindrica” o “sferica” prima di afferrare un bicchiere o una palla. In questo modo, il carico cognitivo è minore e i movimenti sono più naturali. Questo fa sì che il nostro dispositivo sia particolarmente adatto ai pazienti più anziani e ai bambini o a pazienti con un livello di amputazione maggiore, che hanno quindi bisogno di controllare sia la mano che, ad esempio, un polso o un gomito.
La filosofia con cui abbiamo sviluppato il prodotto è quella della maggiore semplicità per l’utilizzatore: più è facile da utilizzare, più aumenta l’embodiment del dispositivo, ossia il riconoscimento di Adam’s Hand da parte dell’utilizzatore come parte del proprio corpo, diminuendo quindi il tasso di abbandono, che per questa tipologia di dispositivi è invece solitamente molto alto.
Noi di BionIT Labs crediamo fortemente nello sviluppo continuo. Adam’s Hand è un ottimo prodotto, ma abbiamo già un sacco di idee su come migliorarlo. Tra i nostri progetti, ad esempio, c’è la ricerca sulla restituzione di feedback aptici, per aumentare le informazioni che il l’utilizzatore può ottenere dal dispositivo.
Quali sono i prossimi passi?
Strutturare la nostra presenza negli Stati Uniti. È un mercato molto importante, che va seguito con un team adeguato. E poi vogliamo ampliare la nostra gamma di prodotti, non solo creando taglie più piccole, come dicevo, ma anche con un dispositivo di fascia intermedia. A seconda dei mercati e dei sistemi sanitari nazionali, questo permetterebbe di avere un prodotto con qualità elevatissima anche a chi non può permettersi una protesi di alta fascia. Il sistema di rimborso nei singoli Paesi può infatti fare la differenza sul tipo di prodotto scelto: in Paesi come la Germania c’è un rimborso completo; da noi, si arriva in media a 8/9 mila euro di rimborso, con molte differenze da Regione a Regione; negli Stati Uniti il dispositivo è rimborsato dal programma Medicare. Il nostro obiettivo è rendere il dispositivo accessibile, per raggiungere quante più persone possibile.
a cura di Fabrizio Pagni









