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Trend e Ispirazioni sull’equity crowdfunding

Rallenta la finanza alternativa: “Crescono solo crowdfunding immobiliare e venture capital”

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finanza alternativa

Indice

In Italia la finanza alternativa per le PMI ha rallentato negli ultimi 12 mesi. Questa l’indicazione principale, per certi versi attesa, che arriva dal sesto quaderno di ricerca del Politecnico di Milano, presentato il 23 novembre dal professor Giancarlo Giudici. L’occasione è stata l’annuale appuntamento milanese con l’Alt-Finance Day, che da quest’anno è diventato anche Crowdinvesting Day, allineandosi nel nome con la nuova normativa europea, che di fatto rende obsoleta la classica distinzione tra equity e lending crowdfunding. A organizzare la giornata Unioncamere, la Camera di Commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi e Innextra.

Prima di proseguire, conviene ricordare qui cosa sia la finanza alternativa per le PMI: rientrano in questo comparto una variegata serie di canali di accesso al capitale che un’azienda può decidere di attivare e che sono alternativi o complementari al classico canale bancario. Questi strumenti includono il crowdfunding, i minibond, l’invoice trading, il venture capital, la quotazione in Borsa, la tokenizzazione degli asset, il direct lending attraverso piattaforme fintech e così via…

Ma come è andato il settore della finanza alternativa negli ultimi dodici mesi, secondo il report del Politecnico di Milano?

“L’andamento complessivo del settore è certamente inferiore rispetto al passato – spiega il professor Giudici – I motivi sono molteplici. Certamente incide l’aumento dei tassi di interesse, che ha determinato una richiesta di rendimenti più alti da parte dei private asset, con le PMI non sempre disposte a riconoscerli. Poi ci sono i timori per i possibili peggioramenti dei conti economici delle aziende, il minore attivismo degli investitori istituzionali come Cassa Depositi e Presti, almeno fino a tutto il primo semestre di quest’anno. Infine ci sono incertezze legate alla fine delle garanzie pubbliche post covid e quindi a quale sarà il nuovo quadro di riferimento. In sintesi e considerando la data limite del 30 giugno 2023, gli unici comparti di finanza alternativa che hanno tenuto sono stati il crowdfunding immobiliare e il venture capital”.

Per dare un’idea del mercato di cui stiamo parlando, l’intero settore della finanza alternativa valeva circa 4.5 miliardi di euro nel 2022. Il dato arriva da ItaliaFintech, l’associazione di categoria che raccoglie i principali operatori fintech. In questo mare di soldi, il crowdfunding rappresenta una nicchia, nicchia che negli ultimi mesi è andata avanti tra luci e ombre, stretto tra un difficile quadro macroeconomico e un cambiamento epocale delle regole europee, alle quali l’Italia ha risposto con estrema lentezza. 

Crowdinvesting: equity e lending

L’equity crowdfunding è in calo. Il settore ha visto un buon tasso di crescita fino al 2021, anche grazie all’estensione a tutte le PMI di questa opportunità, inizialmente riservata a startup e PMI innovative. Dall’inizio della serie storica del Politecnico di Milano, sono 1110 le aziende italiane che hanno provato a raccogliere capitale di rischio sulle piattaforme Internet autorizzate fino al 30 giugno 2023, portando a successo 989 campagne. Si tratta in gran parte di startup innovative, ma ci sono anche diverse PMI, soprattutto in ambito real estate. Negli ultimi 12 mesi osservati la raccolta è stata pari a 143 milioni. Nel primo semestre 2023 la raccolta è stata di 58 milioni, con un calo tendenziale sensibile rispetto al semestre precedente, legato alle incertezze congiunturali e ai timori di una possibile recessione. 

Cresce, invece, la raccolta via lending crowdfunding, cioè prestiti online diretti alle imprese. Queste piattaforme, infatti, hanno canalizzato denaro verso le PMI italiane per 39 milioni negli ultimi dodici mesi, con una crescita tendenziale nei primi sei mesi di quest’anno. Nel dettaglio: 18 milioni nel secondo semestre 2022 e 21 milioni nel primo semestre 2023. A questi numeri si aggiunge il forte contributo delle tante piattaforme di lending specializzate nell’immobiliare, che hanno apportato negli ultimi 12 mesi ben 116 milioni, di cui 69 milioni nel solo primo semestre 2023. 

Al di là dei numeri, il tema d’attualità per il crowdinvesting italiano è legato alle autorizzazioni nazionali, indispensabili per poter continuare a raccogliere ai sensi di quanto previsto dalla normativa europea sugli European Crowdfunding Service Providers (ECSP). Le autorizzazioni sono rilasciate da Consob di concerto con Banca d’Italia e attualmente ci sono solo 11 piattaforme autorizzate nel nostro paese, rispetto alle decine operative solo a inizio novembre. Senza autorizzazioni non è possibile raccogliere denaro, quindi diversi operatori sono fermi, in attesa della necessaria bollinatura per poi ripartire con nuove campagne.

Minibond

Anche i minibond sono in difficoltà e i volumi di raccolta rallentano rispetto all’andamento 2022. 

I minibond sono uno strumento di finanza alternativa normalmente collocato presso investitori professionali, ma che ha anche un collegamento diretto con il mondo del crowdinvesting. Sebbene investire in minibond sia per legge un’attività riservata a investitori professionali (banche, fondi, ecc…), da qualche anno è possibile collocare questi prodotti finanziari anche attraverso portali di crowdfunding, rispettando alcuni vincoli legati alla tipologia d’investitore abilitato e all’emittente, perché sui portali online si possono mettere in vendita solo titoli emessi da società per azioni. 

Guardando ai dati storici del Politecnico, le PMI non finanziarie italiane emittenti di minibond fino al 30 giugno 2023 sono state 696. Queste hanno collocato 982 titoli raccogliendo 3.95 miliardi di euro. Fra queste, solo 29 si sono affacciate sul mercato per la prima volta nel primo semestre 2023, il che rappresenta un segnale negativo per lo sviluppo del mercato. Il controvalore collocato negli ultimi 12 mesi coperti dalla ricerca è stato di 902 milioni, di cui 584 milioni nel secondo semestre 2022, ma solo 318 milioni nel primo semestre 2023. C’è quindi un sensibile calo rispetto allo stesso periodo del 2022. Inoltre, seguendo le dinamiche del mercato, la cedola annuale richiesta è salita sensibilmente, arrivando al 6,17% fisso e a un 7,27% variabile. 

a cura di Luca Francescangeli