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Trend e Ispirazioni sull’equity crowdfunding

Guida ai benefici fiscali per l’equity crowdfunding

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Indice

Investendo in equity crowdfunding si finanziano imprese con potenziale di crescita. In cambio, l’investitore riceve delle quote nella società. Diventare soci può significare grandi guadagni. Ma anche possibilità di perdite. 

A mitigare l’impatto di questo rischio intervengono alcuni benefici fiscali. Vediamoli assieme.

Cosa significa investire in equity crowdfunding?

L’impresa, lanciando una compagna di equity crowdfunding, offre quote di partecipazione. Gli investitori diventano quindi a tutti gli effetti dei soci. A tale status sono associati alcuni diritti. 

Innanzitutto, dei diritti amministrativi. Anche se è possibile, per l’impresa, promuovere un’offerta di titoli a diritti amministrativi limitati. Per esempio, senza diritto di voto alle assemblee societarie.

Ciò che interessa, infatti, sono i diritti patrimoniali. Chi investe in equity crowdfunding ottiene infatti:

  • il diritto d’opzione sulle nuove quote in caso di aumento di capitale
  • il rimborso della quota in caso di recesso (“diritto di ripensamento”)
  • la partecipazione agli utili dell’impresa, in percentuale ai titoli posseduti.

Se l’impresa ha successo, il socio investitore può guadagnare in un paio di modi. In primo luogo dagli utili generati. 

Oppure potrà vendere le quote in suo possesso, ora rivalutate. Beneficiando così della differenza rispetto a quanto pagato in origine. 

Tramite l’equity crowdfunding è possibile ottenere guadagni elevati. Tuttavia, come tutti gli investimenti, l’attività contiene una percentuale di rischio. Non tutti i progetti innovativi hanno una buona riuscita.

Per questo motivo, il legislatore italiano ha deciso di concedere benefici fiscali, invogliando così a investire in campagne di equity crowdfunding, soprattutto se realizzate da Start-up o PMI innovative.

Leggi anche – Regolamento “de minimis”. Come ottenere le agevolazioni fiscali del 50% per chi investe nell’equity crowdfunding

Iva e tassazione dei redditi: scopri come funziona

L’acquisto di partecipazioni societarie è un’operazione esente dal campo IVA. Nessuna sorpresa quindi in fase di saldo!

Esistono poi delle specifiche agevolazioni fiscali sui redditi generati da tali investimenti. Non si applicano però a tutte le campagne di equity crowdfunding. Sono eleggibili solo quelle delle Start-up e PMI innovative

Per essere considerate innovative, queste imprese devono rispondere a tre requisiti:

  • essere in grado di offrire servizi e prodotti altamente innovativi;
  • investire in ricerca e sviluppo e avere quindi personale qualificato;
  • possedere almeno una privativa relativa a un’invenzione industriale (marchi, brevetti, ecc).  

L’agevolazione si presenta come una detrazione fiscale sulle imposte sui redditi. Ci sono delle differenze a seconda che l’investitore sia una persona fisica o giuridica.

Nulla vieta infatti alle imprese di investire in altre aziende. Oppure alle fondazioni. È bene sapere però che non tutti possono accedere agli sgravi fiscali. Sono infatti escluse le startup innovative o gli incubatori certificati

Tutte le altre persone giuridiche possono ottenere un risparmio IRES pari al 24% dell’investimento. Vanno rispettati però alcuni massimali. L’investimento massimo deducibile non può superare i 1,8 milioni di euro. A periodo d’imposta, che  – come sappiamo – coincide con l’anno solare.

Vediamo ora invece i soggetti IRPEF, ossia le persone fisiche. Di base la detrazione è prevista al 30%. Un bel risparmio. Ma il tetto all’investimento detraibile è più basso: 1 milione di euro. Tuttavia, è possibile ottenere sgravi fiscali anche del 50%. 

Leggi anche – L’equity crowdfunding nel mondo. Come funziona la regolamentazione del settore nei vari Paesi

Le difficoltà del regime de minimis

Pochi anni fa è nato il cosiddetto regime de minimis. La disciplina rimanda al recente D.L. 34/ 2020. 

In sostanza, le persone fisiche che investono in Startup o PMI innovative possono chiedere una detrazione più elevata. Su investimenti annui pari a 100.000 euro, si ottiene una detrazione IRPEF del 50%. Una volta superata questa cifra, invece, si continuerà a detrarre il solito 30%.

È senz’altro una misura che intende incentivare la partecipazione degli investitori non professionisti. Di per sé, sarebbe anche pregevole. Tuttavia ottenere la detrazione al 50% è alquanto macchinoso

Colpa del plafond massimo rispetto agli aiuti di stato. L’impresa che aderisce al regime de minimis può ottenere, su tre anni, al massimo 200.000 euro. Come? Attraverso finanziamenti agevolati, contributi a fondo perduto, etc.

Si tratta di una misura ovviamente necessaria. Altrimenti si rischierebbe di avvantaggiare troppo alcune imprese e perturbare così il libero mercato. 

Lo sgravio fiscale al 50% rientra in questo cap. Se l’impresa ha già raggiunto il tetto dei 200.000, allora i suoi soci equity non potranno ottenere la detrazione maggiorata.

Per sapere a quale detrazione si ha diritto, si dovrebbe consultare il Registro Nazionale degli Aiuti di Stato. Non è però di facile consultazione. 

L’alternativa è contattare il legale rappresentante dell’impresa. Sarà lui a dirci se il tetto massimo per gli aiuti di stato è stato superato.

Immaginatevi 100 investitori attaccati al telefono o alla pec. Che vogliono sapere se possono chiedere o meno la detrazione al 50%. Alcune aziende riescono a far fronte a questa onda d’urto. Altre meno. Essendo piccole imprese è difficile che possano dedicare risorse alla gestione di queste comunicazioni. Ad oggi, quindi, la detrazione al 50% è poco usata. 

Davvero un peccato. Speriamo che il legislatore intervenga rapidamente a semplificare la procedura!

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