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MERCATO UNICO EUROPEO: COSA CAMBIERÀ PER L’EQUITY CROWDFUNDING

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MERCATO UNICO EUROPEO: COSA CAMBIERÀ PER L’EQUITY CROWDFUNDING

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Il Mercato unico europeo del crowdfunding è finalmente (quasi) realtà. Le campagne potranno finalmente rivolgersi all’intera Comunità UE. Una possibilità che già ora il resto del mondo ci invidia.

L’Europa ha scelto di puntare sulla finanza alternativa

ECSP. La sigla è difficile da pronunciare, ma il contenuto dà molte soddisfazioni. Si tratta del Regolamento European Crowdfunding Service Providers. Era stato emanato a ottobre 2020 dopo ben 5 anni di valutazioni e indagini. Il 10 novembre 2021 è finalmente entrato in vigore. 

La nuova normativa certifica l’importanza del crowdfunding. Come strumento per le imprese. Opportunità per i cittadini. E volano di crescita per l’economia nazionale.

Ora le campagne di equity e lending crowdfunding potranno essere transfrontaliere. Un incredibile booster al settore. Che è senz’altro pronto ad accogliere questa sfida.

L’obiettivo dichiarato è “sbloccare il potenziale” della finanza alternativa. Creare un mercato più competitivo, grazie alle regole armonizzate. Sostenere quei paesi, come l’Italia, dove i volumi sono in crescita. Sollecitare quelli in ritardo affinché non perdano altro tempo. Come la Romania, la Croazia; ma anche l’Irlanda e la Polonia.

Senza nulla togliere alla sicurezza dell’investitore. Anzi, al centro delle regole ci sono i backers non professionali. Il Regolamento prende il meglio del modello statunitense, superandone però i limiti. 

Scopriamo meglio cosa cambierà!

I tanti pro del nuovo Regolamento UE

L’assenza di regole comuni ha ostacolato la crescita internazionale di equity e lending crowdfunding. Ogni paese infatti ha la sua normativa, come abbiamo descritto qui su Equity Crowdfunding News. 

Non è stato un problema solo europeo. Anche negli Stati Uniti l’accesso a investitori stranieri è spesso sfavorito. O proprio vietato. 

Ma le cose stanno per cambiare. Ora gli investimenti e i presti dei cittadini europei non soffriranno più dei confini nazionali. 

Le piattaforme potranno infatti richiedere un “Passaporto” per promuovere le campagne in tutta l’UE. Grazie ai criteri comuni di concessione delle licenze, basterà una semplice notifica alle autorità nazionali. Sarà compito dell’ESMA (European Securities and Markets Authority) tenerne traccia sul proprio registro online.

… E qualche contro

Ma non è l’unica novità. Una stessa piattaforma potrà ospitare sia campagne di equity sia di lending crowdfunding. Un’innovazione davvero interessante. Anche se sta complicando la vita agli Stati membri. In Italia assistiamo già a un piccolo caos burocratico. Da una parte ci sarebbe la Consob, che già vigila sulle piattaforme di equity crowdfunding. Potrebbe entrare in gioco però anche la Banca d’Italia, per il lato prestiti. 

Certamente, la normativa non è indolore. I costi di adeguamento saranno ingenti. Dai 20 ai 60.000 euro per piattaforma.

Per esempio, per nuove funzionalità. Il Regolamento recepisce il modello italiano delle “bacheche elettroniche”. Sulle piattaforme troveremo annunci di vendita di quote messi dagli investitori stessi. Si tratta per ora di un’applicazione non molto diffusa. Sicuramente, con l’allargarsi della platea di potenziali investitori, sarà più sfruttata.

Soprattutto però ci sono gli obblighi in materia di trasparenza. Il Regolamento infatti prevede diversi strumenti a tutela degli investitori non professionali:

  • Un test d’ingresso sulla “financial literacy”;
  • Un simulatore di perdite;
  • Limiti alla raccolta per le imprese (massimo 5 milioni di euro nell’arco di un anno).

Non è quindi solo rose e fiori. 

Tra le critiche, anche la scelta di escludere dal Regolamento il lending tra privati. Secondo alcuni, si è sprecata una buona occasione. Un set di norme di riferimento avrebbe infatti aiutato il settore a decollare.

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Prossimi appuntamenti

Il buon esempio della Comunità Europea potrebbe portare a una apertura globale delle piattaforme. Sicuramente le economie emergenti ne beneficerebbero. 

Gli operatori hanno gli occhi puntati su di noi. Il Mercato Unico Europeo è una certezza. Il regolamento è infatti un atto legislativo vincolante. Ossia non richiede di essere recepito.  Potenzialmente sarebbe applicabile così com’è scritto in tutti gli Stati membri. 

Ovviamente, renderlo operativo non è immediato. Le autorità nazionali devono comunque aggiornare i propri provvedimenti. Una questione importante riguarda per esempio chi già sta operando sul mercato. Queste piattaforme dovranno chiedere una nuova licenza? Sotto quali condizioni potranno continuare a operare nel periodo di transizione?

Le domande insomma sono tante. Un anno di tempo era stato concesso ai governi per trovarne le risposte. Entro novembre 2022 sapremo, quindi. E saremo qui a raccontarvelo.

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