Occhi puntati sui Business Angel: tutte le novità del Report Social Innovation Monitor


In Italia sono sempre più numerosi i Business Angel, investitori privati informali (cioè diversi da banche, istituti di credito e altri intermediari finanziari) che offrono, anche attraverso le piattaforme di equity crowdfunding, capitali e conoscenze alle start up e alle imprese in fase “seed” più promettenti. Questo aumento è dovuto senz’altro alla possibilità di importanti ritorni economici, ma anche ai numerosi incentivi fiscali indirizzati a questi tipi di investimenti.

Ma chi sono i Business Angel italiani? Un nuovo identikit è stato sviluppato dal team di ricerca Social Innovation Monitor (SIM), con base al Politecnico di Torino, che recentemente ha rilasciato un estratto del Report 2020 sull’impatto dei Business Angel italiani. L’abbiamo letto per voi, ed ecco le prime anticipazioni!


Business Angel in Italia: Il Report 2020

I ricercatori hanno identificato 1014 investitori informali tra i 5000 operanti sul territorio nazionale (stima MISE), riuscendo a intervistarne circa il 25%. La ricerca infatti è stata svolta grazie alla collaborazione di Angels4Impact, Angels4Women (A4W) – Italy, Club degli Investitori, Doorway, Italian Angels for Growth, Social Innovation Teams (SIT), partner fondamentali per la diffusione dei questionari che sono stati somministrati a questi investitori tra febbraio e giugno scorso. 

Secondo il Report i Business Angel italiani sono tendenzialmente uomini, imprenditori, consulenti o manager residenti nel Nord ovest (in particolare Lombardia e Piemonte). Sulla base degli investimenti effettuati nel 2019, il team della ricerca ha diviso questo campione in:

  • “Virgin”, ossia coloro non hanno ancora investito in nessuna impresa (4%)
  • “Beginner”, ossia coloro che hanno investito in almeno una impresa e al massimo 10 (75%)
  • “Experienced”, ossia coloro che hanno investito in più di dieci imprese (21%)

Il team ne ha indagato le abitudini, soprattutto nell’utilizzo delle reti, formali o informali, che utilizzano per essere più efficaci nei loro investimenti. Il 61% dei rispondenti infatti ha dichiarato di far parte di almeno un “Business Angel Group”: queste organizzazioni riuniscono Business Angel con interessi simili e disponibilità a investimenti congiunti, e per loro cercano e selezionano le migliori opportunità sul mercato. Altrettanto diffusa è la partecipazione ai “Business Angel Network”, organismi meno strutturati ma dagli obiettivi simili.


Il coinvolgimento dei Business Angel

I Business Angel si differenziano dagli altri investitori perché forniscono non solo capitale di avviamento o di crescita, ma anche consulenza e assistenza pratica. Secondo il Report, ben il 68% degli intervistati offre appunto tali servizi aggiuntivi, diventando per l’impresa dei veri e propri “coach”. Non stupisce dunque l’ampia variabilità del capitale investito rilevata dai ricercatori: le cifre infatti spaziano da meno di 10.000 euro a più di 4 milioni, con una mediana quindi che si attesta intorno ai 35.000 euro investiti all’anno. Il valore dell’impegno del Business Angel insomma va oltre i soldi effettivamente investiti.

In quanto alla tipologia degli investimenti, circa la metà degli intervistati guarda sia all’Italia che all’estero, e ha portafogli diversificati sia per settori che per tecnologia. Tuttavia è interessante notare che mentre sono pochi gli investitori che decidono di focalizzarsi su determinati settori (12%), una percentuale ragguardevole (37%) invece investe in tecnologie specifiche. Un dato che colpisce, dato che molti dei Business Angel intervistati sono imprenditori (il 40). 


Angeli in tutto e per tutto: l’attenzione per l’Impact investing

Tendenzialmente i Business Angel hanno dichiarato il proprio interesse per settori come “Digital services e ICT”, “Biotech e Healthcare”, “Tecnofinanza e Big data”. Resta indietro la Green Economy, nonostante gli sforzi del Governo per stimolare la crescita degli investimenti in questo ambito. Tuttavia più della metà degli intervistati ha dichiarato di aver investito in un’impresa a significativo impatto sociale, accettando spesso anche una riduzione del proprio ritorno economico. Esempi di organizzazioni a significativo impatto sociale sono le aziende certificate “B Corp”, le Società Benefit e le Startup Innovative a Vocazione Sociale.

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Il fatto che i Business Angel abbiano iniziato a supportare organizzazioni a significativo impatto sociale, secondo il Report, è un segnale positivo per lo sviluppo della finanza etica. Infatti, quando un investitore si pone il duplice obiettivo di ottenere un ritorno economico ma anche di generare un impatto sociale o ambientale su tutta la comunità, parliamo di impact investing. Data l’importanza dell’argomento i ricercatori hanno identificato come i Business Angel perseguono (o meno) obiettivi sociali: 

  • il 34% è stato qualificato come “Profit-oriented Angel”, non avendo nel proprio portfolio nessuna organizzazione a significativo impatto sociale né essendo sensibile alla tematica;
  • il 55% invece è un “Hybrid Angel”: pur dando priorità a investimenti in organizzazioni a significativo impatto sociale, non ha poi un portfolio coerente con questa ambizione (meno del 50% del capitale investito)
  • infine, l’11% del campione è a pieno titolo un “Impact-oriented Angel”, avendo nel proprio portfolio almeno il 50% di organizzazioni a significativo impatto sociale. 


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