Un anno di pandemia. Cosa abbiamo imparato e quali sono gli scenari per il futuro dell’equity crowdfunding.

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Il 2020 verrà certamente ricordato come l’anno della pandemia, un’esperienza che ha cambiato le vite di molti e ha avuto risvolti più o meno negativi in molti settori.

Abbiamo incontrato i CEO di alcune tra le principali piattaforme di equity crowdfunding del nostro Paese per fare insieme a loro un bilancio di questo anno segnato dal Covid.

 Per comprendere come si sia evoluto questo settore nell’ultimo anno e quali siano le prospettive nel prossimo futuro, abbiamo raccolto le opinioni di Giovanpaolo Arioldi (Opstart), Tommaso Baldissera (CrowdFundMe), Dario Giudici (Mamacrowd), Matteo Masserotti (Two Hundred Crowd), Edoardo Reggiani (BacktoWork).

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La crisi innestata dalla pandemia ha avuto impatti trasversali a tutti i settori ma, come in tutti i momenti di difficoltà, chi è capace di reinventarsi e intravedere nuove opportunità può rendersi protagonista anche di crescite inaspettate. Anche il mondo delle startup e delle imprese innovative che gravitano intorno al settore dell’equity crowdfunding non è stato esente da questo tipo di dinamiche.

Come sottolineato da Giovanpaolo Arioldi, “Ci sono stati dei cambiamenti importanti nei comportamenti degli investitori e alcuni settori hanno fisiologicamente risentito della crisi più che altri. Parlo ad esempio del settore turistico e del settore degli eventi live. Di contro, invece, abbiamo rilevato un maggiore interesse nei confronti dei servizi digitali, delivery, green economy e nei confronti del comparto biomedicale. In generale, sono state privilegiate quelle aziende che hanno saputo affrontare la crisi con idee nuove, adattando la propria strategia di business ai cambiamenti di abitudine delle persone”. Sempre secondo il Ceo di Opstart tra i settori che hanno maggiormente saputo cogliere nuove opportunità nel contesto di crisi abbiamo “sicuramente i servizi digitali, il delivery e il biomedicale, ma anche la green economy e il fintech, in grado di offrire soluzioni finanziarie più idonee alle necessità attuali delle aziende”.

Un trend rilevato anche da CrowdFundMe, come sottolinea Tommaso Baldissera infatti, tra i settori di maggior successo c’è sicuramente “l’e-commerce, che è cresciuto esponenzialmente durante il lockdown. Ne è una dimostrazione Tulips, un supermercato online che ha raccolto 300.000 euro da 198 investitori nel pieno della prima ondata di contagi. Inoltre, stanno riscuotendo successo anche le startup green che favoriscono la sostenibilità ambientale”.

L’Equity Crowdfunding diventa maturo

L’analisi dei trend relativi al settore dell’equity crowdfunding ci restituisce una fotografia positiva anche sul comportamento degli investitori i quali non solo dimostrano una sempre maggiore preparazione e consapevolezza, ma esprimono la tendenza a non cedere a dinamiche puramente speculative.

Come evidenziato da Edoardo Reggiani, infatti, “nonostante la pandemia, non sono rallentati gli investimenti verso l’economia reale. I dati di quest’anno, che vedono rispetto al 2019 più aziende finanziate per un ammontare di capitale maggiore di oltre il 25% (quasi 90 Milioni raccolti), dimostrano che non è cambiata la volontà degli investitori di puntare su nuove realtà imprenditoriali. Questo è molto importante non solo come dimostrazione del fatto che il nostro mercato, sebbene ancora di nicchia, stia progredendo verso una maggiore maturità, “uscendo dalla moda”, ma anche per la crescita delle startup stesse e l’impatto che questo ha sull’intero ecosistema imprenditoriale”.

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E che l’equity crowdfunding stia diventando un settore d’investimento maturo lo dimostra anche il fatto che, come rileva il Ceo di Mamacrowd, Dario Giudici “come sempre in questi fenomeni si tende a partire da un pubblico più ristretto, che però adesso si sta ampliando verso una platea sempre più esperta e consapevole. Gli anglosassoni parlano di wisdom of the crowd, ovvero di saggezza della folla, che è diventata più skillata, avendo aumentato le proprie conoscenze molto di più di quanto possa fare un singolo, per quanto bravo ed esperto. Questa “saggezza” deriva dalla somma di tante esperienze e di tanti punti di vista”.

La crescita del fattore di attrazione del settore è inoltre comprovata dalla presenza sempre più massiva di operatori professionali che utilizzano l’equity crowdfunding come canale di investimento. Come rilevato da Matteo Masserdotti, “spesso si parla di mercato secondario delle quote sottoscritte in crowdfunding per favorire la liquidabilità, mentre io credo che sarà più probabile vedere l’evoluzione degli strumenti e degli investitori già presenti. Ad esempio si iniziano a vedere investitori professionali interessati ad acquisire partecipazioni rilevanti anche sul secondario, liberando così risorse degli investitori iniziali”.

Il ruolo chiave della comunicazione

Ancora una volta, l’anno appena concluso ha dimostrato come alla base di ogni storia di successo vi sia la capacità di raccontare un progetto di business, e come tale capacità debba ulteriormente essere rafforzata in un momento storico dominato dall’incertezza. Giovanpaolo Arioldi, Ceo di Opstart evidenzia infatti come “il fattore community è fondamentale. Per fare un investimento in un’azienda, la vuoi conoscere, vuoi parlare con il fondatore e fidarti del team di progetto: questi elementi sono essenziali per avvicinare investitori coinvolti e che rimangano in società con un’ottica di lungo periodo”. 

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Gli fa eco anche Dario Giudici quando spiega che uno dei compiti fondamentali di una piattaforma come Mamacrowd sia “anche quello di garantire una buona comunicazione del progetto, perché sappiamo che se non si riesce a rendere facile e immediata la comprensibilità per il pubblico crowd il pubblico stesso può non rispondere alla chiamata, non perché non lo consideri un progetto valido, ma semplicemente perché non lo capisce a sufficienza”.

È evidente quindi come una solida strategia narrativa e di relazione si confermi alla base del successo di un’operazione di funding. Altrettanto importante è però, evidentemente, che il progetto di business abbia solide basi. Come evidenzia Tommaso Baldissera, infatti “se l’investitore non capisce come potrà un giorno monetizzare, magari grazie a una quotazione della società, allora è frenato. Un altro punto cruciale riguarda le prospettive di crescita inserite nel business plan. Per convincere gli investitori servono piani ambiziosi ma anche realistici”.

La sintesi di tutto questo è ben espressa dalle parole di Edoardo Reggiani di BacktoWork: “Lanciare e concludere una campagna di equity crowdfunding è spesso per le startup un (primo) esame di maturità. Non solo ci vogliono innovazione e visione, ma anche un progetto ben raccontato e comunicato, un piano credibile e basato su driver ragionati, una governance che sia compatibile con l’ingresso di nuovi soci, etc. (..) Il nostro consiglio è sempre quello, qualora non sia abbiano all’interno tutte le competenze necessarie per presentare il progetto al meglio, farsi supportare da professionisti qualificati”.

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