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Trend e Ispirazioni sull’equity crowdfunding

Crowdfunding: in Europa ci sono già 3.6 milioni d’investitori

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mercato europeo del crowdfunding

Indice

Fotografare il mercato europeo del crowdfunding, individuando numeri e tendenze utili per le piattaforme, per i progettisti, per i 3.6 milioni di investitori europei e in generale per tutti gli stakeholder interessati al mondo delle raccolte fondi online. Questo l’obiettivo della monumentale ricerca “European Crowdfunding Market Report 2023”, coordinata dal Crowdfunding Research Center dell’università norvegese di Agder, con la partecipazione di ricercatori dell’Università di Amburgo e degli operatori di settore Crowdspace e Lenderkit. 

I risultati coprono l’arco temporale 2021-2022 e sono presentati in oltre 130 pagine di report. La pubblicazione è disponibile gratuitamente dal 31 gennaio e arriva dopo una lunga attività di raccolta ed elaborazione, che ha messo insieme ricerca desk, accesso a dati proprietari e questionari online somministrati alle piattaforme e alle principali associazioni di categoria. Tra le associazioni di settore che hanno partecipato attivamente alla stesura del report non figurano le sigle italiane di categoria, così come non figurano le principali piattaforme di raccolta del nostro paese. La raccolta dati a livello nazionale è stata difficoltosa, come possiamo testimoniare in prima persona. Il che è un peccato prima di tutto per noi italiani.

Ma andiamo avanti e vediamo insieme alcuni dei principali dati emersi dallo European Crowdfunding Market Report 2023.

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Il mercato europeo

A marzo 2023, quindi ben prima del cambio di scenario imposto dall’attuale normativa europea, sono state censite 594 piattaforme di crowdfunding, divise tra equity, lending e non-investimento (in pratica una singola categoria che mette insieme donation e reward).

Alla fine del 2022 la media europea di raccolta di tutte le piattaforme è stata pari a 19 milioni di euro l’anno, in crescita del 17% rispetto ai 16 milioni del 2021. Sugli scudi il lending che – sempre a livello europeo – mette a segno la crescita più alta con una raccolta media pari a 24.4 milioni e una crescita del 23%. Va però detto che la situazione dell’area Sud Europa, nella quale rientra l’Italia, è molto diversa: in questa geografia la raccolta media delle piattaforme è stata di soli 4.9 milioni con una crescita del 6.5% tra 2021 e 2022. Sull’altro estremo troviamo l’area Nord Europa, che comprende anche l’Inghilterra: in questo caso le piattaforme locali hanno raccolto – in media – 27.1 milioni di euro.

Sempre a livello geografico, la Germania, la Francia e l’inghilterra sono i paesi con il maggior numero di piattaforme operative, mentre i paesi baltici come Estonia, Lituania e Lettonia crescono molto e sono tra quelli con il più alto rapporto numero di abitanti/piattaforme attive.

Lo studio ha sviluppato anche un indice di market readiness, progettato per misurare quanto i singoli paesi siano terreno fertile per il crowdfunding. Parliamo del Crowdfunding Market Readiness Index (CMRI), che combina sei indicatori chiave per ogni singolo mercato. In questo indice l’Italia arriva penultima, piazzandosi in dodicesima posizione, sotto di noi solo della Polonia. Il primo paese invece è l’Olanda, mentre paesi di dimensioni simili al nostro come UK, Francia e Germania sono ben piazzati.

In generale, un ostacolo per la crescita del crowdfunding è la scarsa conoscenza tra il pubblico non specializzato. Le piattaforme, infatti, segnalano una generale insufficiente conoscenza diffusa del settore, con il “picco di ignoranza” riferito al 69% dell’Est Europa. In realtà, su questo specifico indicatore, l’Italia si posiziona come il mercato più virtuoso, con una percezione della conoscenza media del settore più alta d’Europa.

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La selezione delle campagne e il tasso di successo

Sul fronte della selezione e presentazione di nuove raccolte online, le piattaforme di reward e donation operano – secondo il rapporto – un filtro minimo all’ingresso. La media di accettazione di nuove campagne, infatti, è del 95%. Lo scenario cambia radicalmente quando guardiamo al lato investimenti: la media di accettazione delle campagne in equity, infatti, è appena del 10%, mentre per il lending saliamo al 14%. Questi numeri fanno capire il ruolo chiave delle piattaforme di crowdinvesting e il fondamentale lavoro di backstage che svolgono, prima che una campagna sia messa online.

Un altro dato fondamentale per le campagne è il tasso di successo, cioè quante campagne in percentuale raggiungono almeno l’obiettivo minimo di raccolta. In questo caso i numeri sono confortanti: 92% per le raccolte in equity, 99% per il lending e una forbice compresa tra il 75% e il 92% per quei progetti che non presentano opportunità d’investimento. 

Rimane limitata la componente femminile tra coloro che fanno partire le campagne di raccolta: per quanto riguarda il Sud Europa solo il 3.5% delle campagne in equity è proposto da donne. Nel lending la quota rosa sale a poco più del 20%, mentre c’è una sostanziale parità nelle campagne donation e reward.

L’identikit di sostenitori e investitori 

Come riportavo all’inizio, la stima complessiva dei sostenitori e degli investitori in crowdfunding a livello europeo è di 3.6 milioni a fine 2022, in leggero calo (-2%) rispetto all’anno precedente. La flessione principale è arrivata dagli investitori in equity, scesi di circa il 19%, ma è stata compensata da una crescita di quasi il 30% di chi – sempre nel 2022 – ha scelto di partecipare a raccolte in lending.

Più di un terzo delle piattaforme europee dichiara di avere una community che non supera i 500 investitori/backer. 

Per quanto riguarda le fasce d’età, la fascia d’età più rappresentata in tutta Europa nel lending è quella 36-45 anni. Mentre nell’equity la situazione è più variegata: la fascia 36-45 anni è dominante nell’Est Europa e quella 26-35 guida in Nord Europa. In Europa Occidentale (Francia e Germania fanno parte di questo gruppo) la parte del leone la fanno gli investitori che hanno più di 46 anni. Simile la situazione anche in Sud Europa, Italia inclusa.

Per quanto riguarda le campagne non d’investimento, la fascia d’età predominante in tutta Europa è quella 46+ anni, con l’unica eccezione dell’Est Europa, dove pesa di più la fascia 36-45. La partecipazione di donne come sostenitrici di campagne è maggioritaria (compresa tra il 52 e il 60%) per le campagne non riferite a opportunità di investimento. Lo scenario cambia quando guardiamo ai dati riferiti a raccolte crowdinvesting: solo il 18-27% degli investitori in equity è donna, solo il 7-27% per il lending. Fanalino di coda per la partecipazione femminile è il Sud Europa. Un dato che non stupisce. In Italia, infatti, scontiamo da decenni un gap nell’accesso femminile al mondo degli investimenti, sia tradizionali sia più innovativi.

a cura di Luca Francescangeli