Investire nelle imprese sociali: anche il Terzo Settore si finanzia con l’equity crowdfunding

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Le imprese sociali sono protagoniste di quello che viene definito come Terzo Settore, ossia il comparto delle organizzazioni operanti senza scopo di lucro e che sono state oggetto, negli anni recenti, di una importante riforma.

Proprio tale riforma ha aperto la possibilità alle imprese sociali di accedere ai finanziamenti attraverso equity crowdfunding.

Cosa sono le imprese sociali

Come abbiamo accennato, le imprese sociali sono quelle organizzazioni che operano senza finalità di lucro o in un ambito di attività di interesse generale. Si pensi ad esempio alle realtà che operano nei settori sanitari, della formazione, della valorizzazione del patrimonio culturale o in uno dei ventisei settori specifici che vengono individuati dalla normativa di riferimento.

Quello che va evidenziato quella di “impresa sociale” è una qualifica dell’azienda e non una specifica forma civilistica e che pertanto tale qualifica può essere applicata ad organizzazioni costituite con forme giuridiche anche molto diverse tra loro.

A titolo esemplificativo possono essere imprese sociali le fondazioni, le associazioni, i comitati ma anche le società di capitali o di persone.

Proprio le società di capitali e le società cooperative sono state oggetto privilegiato della riforma del Terzo Settore ed a queste che è stata data la possibilità di ricorrere al finanziamento tramite equity crowdfunding.

Nello specifico è l’articolo 9 del codice del Terzo Settore a prevedere per queste società la possibilità di accedere alla raccolta di capitali di rischio attraverso portali telematici come già avviene per startup e Pmi.

Perché investire nelle imprese sociali

Quando si pensa all’equity crowdfunding è naturale immaginare investimenti verso startup e pmi, mentre ci si potrebbe chiedere quali possano essere le aspettative di ritorno di un investimento in un’impresa sociale.

Chiaramente scegliere di investire in un’azienda del terzo settore vuol dire porre in forte evidenza lo scopo per cui l’organizzazione stessa nasce e l’impatto che la sua attività ha sulla collettività. Prima ancora di un ritorno economico, la dimensione filantropica assume una rilevanza considerevole.

Questo però non significa che anche da un punto di vista strettamente economico debba essere esclusa la possibilità di realizzare dei ritorni sugli investimenti effettuati.

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Assenza di scopo di lucro e rimborso del capitale sociale

Parlando di imprese sociali è lecito chiedersi come possano conciliarsi l’assenza dello scopo di lucro che, come abbiamo visto, è la caratteristica portante dell’intero Terzo Settore, e la remunerazione dei capitali investiti da parte dei finanziatori.

Anzitutto va ricordato che l’assenza dello scopo di lucro si riferisce sostanzialmente all’obbligo di reinvestimento degli utili nell’impresa stessa.

Al di là di questo obbligo, l’impresa sociale ha la facoltà di destinare una quota inferiore al 50% degli utili o degli avanzi di gestione all’aumento, a titolo gratuito, del capitale sociale sottoscritto dai soci o a erogazioni a soggetti del Terzo Settore diversi da altre imprese sociali. Erogazioni che sono poi oggetto di agevolazioni dal punto di vista fiscale.

Alle imprese sociali è inoltre consentito di effettuare in favore dei soci un rimborso del capitale versato, rivalutato o aumentato in linea con gli indici ISTAT. In questo modo non solo i finanziatori possono rientrare in possesso delle somme erogate, ma possono realizzare dei profitti in funzione delle rivalutazioni.

Le agevolazioni fiscali per chi investe nel Terzo Settore

La riforma del Terzo Settore, oltre ad aver aperto la strada agli investimenti a favore delle imprese sociali, ha introdotto importanti misure agevolative per incentivare l’ingresso dei finanziatori.

Vediamo nel dettaglio le misure.

Le persone fisiche possono beneficiare di una detrazione del 30% del capitale investito in imprese sociali, rispettando i seguenti parametri:

  • La qualifica di impresa sociale da parte della società beneficiaria non deve essere stata acquisita da più di cinque anni.
  • Per ogni periodo d’imposta l’investimento massimo detraibile dovrà essere inferiore al milione di euro.
  • L’investimento deve essere mantenuto per un periodo minimo di cinque anni, pena la perdita del beneficio e la restituzione degli importi portati in detrazione.


Anche per gli investimenti effettuati da soggetti passivi IRES in favore delle imprese sociali possono godere del beneficio d’imposta pari al 30% del capitale impegnato, alle stesse condizioni previste per le persone fisiche.

A cambiare è solamente il limite degli importi, che è stato fissato in 1.800.000 euro.

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