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Trend e Ispirazioni sull’equity crowdfunding

Il crowdfunding futuro: le previsioni a confronto

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Indice

Domandarsi quali saranno gli sviluppi del crowdfunding è un interrogativo importante. Analisi come quelle di Technavio, Beyond Market Insights e Statista indicano un periodo di crescita per il settore. Anche se con approcci e risultati diversi, i report confermano la fase di espansione per il crowdfunding come strumento di finanza alternativa. Che un pubblico più ampio conosca questo strumento per la raccolta di capitali in equity e lending è un fatto assodato. Che le previsioni riescano a cogliere le performance future del mercato, quello è tutt’altro che scontato.

In primo luogo, le analisi potrebbero non prendere in considerazione tutti i fattori e le loro interdipendenze. Un esempio su tutti: trascurare i possibili conflitti può portare ad previsioni sbagliate sulla crescita dell’inflazione e sulle politiche monetarie per contrastarla. Un secondo rischio di fare previsioni è quello di sovrastimare gli effetti passati. Senza alcun dubbio il Covid ha contribuito alle performance di e-commerce e web meeting. Resta da capire se queste si confermeranno nel lungo periodo.

Infine, ed è questo il punto centrale, è importante il framework nel quale le previsioni sono inserite. Secondo il modello del ciclo di vita di un prodotto, a una fase iniziale fa seguito quella dello sviluppo tumultuoso, con tassi di crescita superiori al cento percento. A seconda del settore, seguono una fase di stagnazione e quella di un declino, più o meno lento. Un’unica fase di accelerazione, seguita da crescite sempre più modeste.

Questo modello non si adatta bene alla diffusione della tecnologia, dove più innovazioni possono susseguirsi in periodi di crescita e investimenti convulsi. L’internet degli anni ’90 è completamente diverso dal Web3, in cui blockchain, trasferimenti peer-to-peer e valute digitali delle banche centrali (CBDC) contribuiranno a decentralizzare i servizi e il trasferimento di valore. In questo scenario, le condizioni per lo sviluppo del crowdfunding dovrebbero essere le più favorevoli possibile.

Crowdfunding: stime diverse, un solo scenario di crescita

Più  delle dimensioni del mercato indicate, è interessante notare i tassi di crescita indicati. Sia Technavio che Beyond Market Insights indicano Tassi Annui di Crescita Compositi (Compound Annual Growth Rate, CAGR) compresi tra il 15 e il 17 percento fino al 2028. I due report considerano periodi di riferimento diversi e indicano due stime finali differenti – 310 miliardi di dollari per Technavio e 44 miliardi per Beyond Market Insights -, ma non è questo il punto.

Dimensioni diverse derivano da diverse differenti definizioni, la cui analisi eccede questo articolo. Il punto invece, sono le aspettative di crescita, che indicano un raddoppio delle dimensioni del mercato mondiale da qui al 2028. E questo è anche confermato dalle proiezioni di Statista, che segnano una crescita del 150 percento dal 2023 al 2030. Il crowdfunding è qui per rimanere, dunque. Questo nonostante i numeri non entusiasmanti dell’Ottavo report dell’Osservatorio sul Crowdinvesting, presentato dal Politecnico di Milano lo scorso novembre.

I dati per il mercato italiano hanno segnato un cambio di passo rispetto all’anno precedente. Le rilevazioni, raccolte fino al primo semestre 2023, indicano un rallentamento nell’Equity Crowdfunding. Fino al 2021 questo ha beneficiato di una crescita sostenuta, che possiamo dividere in due fasi: l’esplosione del triennio 2016-2018, con tassi annui superiori al 140 percento e sviluppo sostenuto in quello successivo. In questo periodo, il capitale raccolto con le campagne di equity è cresciuto di oltre trenta volte, passando da poco più di 4 milioni nel 2016 a quasi 150 nel 2021. Numeri che hanno legittimamente suscitato l’entusiasmo di addetti ai lavori e del pubblico che ha familiarizzato con questo strumento.

L’ultimo anno e mezzo ha tuttavia segnato una decisa inversione di marcia. Il 2022 si è chiuso con una flessione del 5 percento sul raccolto, di poco superiore ai 142 milioni di euro. Ben inteso, numeri di tutto rispetto, che in un contesto di tassi BCE passati da zero al 2,5 percento in soli sei mesi possono essere lusinghieri: l’equity crowdfunding ha tenuto anche con l’aumento del costo del denaro. A incidere è stato anche il consolidamento delle piattaforme autorizzate dalla Consob, scese a quarantotto dalle cinquantuno del 2022. Il segmento si consolida e conferma i suoi campioni, come Mamacrowd e Walliance.

Molto interessante è la crescita del taglio medio dell’investimento, che per le persone fisiche supera i 6 mila euro e per le persone giuridiche gli 80 mila: il Crowdfunding è sempre di più percepito come uno strumento di investimento. Entusiasmo per il crowdfunding immobiliare, strumento che ha dimostrato di adattarsi bene tanto alle nuove costruzioni quanto al finanziamento di progetti di riqualificazione. Lending ed equity immobiliare hanno fruttato nel primo semestre 2023 una media del 9,7 e del 13,7 percento, rispettivamente. Rendimenti questi, che hanno permesso di triplicare la raccolta, arrivata a quasi 90 milioni nella prima parte del 2023. Casi di successo come quelli di Recrowd danno il polso di questo segmento.

I punti di forza: normativa e tecnologia

Il post di CrowdedHero termina con un quesito ai lettori: se è vero che le previsioni sono di crescita nel medio periodo, quali sono i fattori che possono favorire o limitare la crescita del mercato del crowdfunding? Alcuni sono già sotto i nostri occhi. Technavio cita l’effetto dei social media e l’accesso semplificato ai capitali per l’aumento della platea degli investitori.

Interazione tra utenti e canali specializzati sono il principale contributo del Web 2.0, che descrive l’internet al tempo dei social: sotto le giuste condizioni, ogni nicchia ha maggiori possibilità di svilupparsi e travalicare il limite iniziale degli addetti ai lavori. Campagne di marketing e passaparola permettono di passare dal gruppo ristretto degli early adopters ad una più ampia diffusione. Il fatto che gli investimenti crowdfunding permettano un’integrazione nel flusso delle interazioni rende queste operazioni più fruibili: dall’informarsi su una campagna, al visionare i documenti al decidere ed effettuare l’investimento, tutte queste operazioni possono essere eseguite online, in tempi ristretti e con maggiori riscontri.

Il beneficio del crowdfunding non si limita a un miglior accesso ai capitali. Questo è anche un importante strumento per conoscere e farsi conoscere dal mercato. Soprattutto per le imprese minori, il ricorso al crowdfunding permette di valutare l’interesse del mercato verso i prodotti e i servizi offerti.

Valutazione diretta, nel caso del reward crowdfuding, nel quale gli investitori ottengono il prodotto o il servizio in cambio del proprio contributo. Valutazione indiretta, ma non meno importante, nel caso del lending e dell’equity crowdfunding, per i quali sono le stesse aspettative dell’investitore ad entrare in gioco.

Quali altri fattori possono contribuire alla crescita del settore? Noi di Equity Crowdfunding News pensiamo a due, in particolare: normativa e tecnologia.

ECSP, il regolamento europeo per uno standard comune

Partiamo dalla normativa. Con l’entrata in vigore dell’European Crowdfunding Service Provider, l’Unione Europea si è dotata di un regolamento comune che impone, tra le altre cose, un modello informativo standardizzato. Grazie al Key Investmet Information Sheet (KIIS), le piattaforme europee sono tenute a un linguaggio comune, a tutto vantaggio degli investitori europei, che possono confrontare più facilmente le opzioni di investimento. La fiducia è quella risorsa che, nella finanza alternativa quanto in quella tradizionale, permette di attrarre il grande pubblico. Comuni anche le autorizzazioni, che permettono alle piattaforme di rivolgersi al mercato unico, a tutto vantaggio dell’efficienza dei servizi. Anche la tecnologia gioca a favore del crowdfunding.

Web3: decentralizzare l’internet del valore

Detto del contributo del Web 2.0, la sua versione 3.0 dovrebbe avere un effetto ancora più marcato. Il Web3 – così è chiamato -, punta a diventare il paradigma per la decentralizzazione dei servizi su internet. Grazie alla tecnologia blockchain e al ricorso al peer-to-peer, non solo i dati, ma anche le transazioni avverranno in maniera decentralizzata. Il punto è la disintermediazione dai servizi e l’affermazione della Internet of Value, per scambiare valore in maniera decentralizzata. Un tema questo, affine ai principi del crowdfunding, in cui i finanziamenti sono rivolti a una vasta platea, senza passare dalla finanza tradizionale. Se è vero che per il Web3 i tempi non sono brevi – si parla di un decennio, prima di vedere risultati concreti -, la sua affermazione potrebbe offrire prospettive di crescita ulteriori alle previsioni di Technavio e Beyond Market Insight, ben oltre l’inizio degli anni ’30.

a cura di Fabrizio Pagni