Imprese e accesso al capitale di rischio: perché l’equity crowdfunding può fare da volano per l’economia delle PMI

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Le Piccole e Medie Imprese (PMI) costituiscono l’essenza del sistema produttivo del Paese, generando oltre il 41% del fatturato nazionale e dando impiego al 33% di quanti lavorano nel settore privato.

Si tratta di realtà imprenditoriali, spesso a tradizione familiare, particolarmente attive nel settore tecnico e manifatturiero.

Tra esse viene individuato quel particolare segmento detto delle PMI innovative, che ha avuto un proprio riconoscimento giuridico specifico a partire dal 2015, anno della creazione del cosiddetto “Investment Compact”, introdotto dal Decreto 3/2015, successivamente convertito con la Legge n. 33/2015.

L’Investment Compact ha segnato un radicale punto di svolta per l’attività delle PMI innovative, estendendo a queste ultime tutta una serie di precise agevolazioni già previste per le startup innovative.

Tra queste, proprio la possibilità di accedere al finanziamento tramite equity crowdfunding, così come disciplinato dal regolamento Consob. Regolamento tra l’altro recentemente aggiornato per ampliare ulteriormente la possibilità di accesso a un ventaglio ancora più ampio di forme di finanziamento.

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Capita molto spesso che proprio le nuove forme di finanziamento alternativo come l’equity crowdfunding vengano associate alle sole startup. Gli incentivi legati al mondo dell’innovazione però non sono legati esclusivamente alle aziende più giovani, ma abbracciano una rosa più ampia di imprese accomunate dalla caratteristica dell’innovazione.


Differenza tra startup e PMI innovative

Se dunque startup e PMI innovative sono collegate dalla portata innovativa delle proprie attività e dal fatto di essere iscritte all’apposita sezione del Registro delle Imprese, tra le due tipologie di azienda sussistono comunque numerose differenze. 

In particolare dobbiamo evidenziare come le startup siano chiamate a rispettare dei requisiti molto più stringenti rispetto alle PMI per poter essere classificate come tali e, conseguentemente, avere accesso alle agevolazioni previste dal legislatore. 

Per le Piccole e Medie Imprese, invece, i criteri sono più blandi e quindi per un’azienda è molto più semplice ottenere lo status di PMI innovativa.

Vediamo meglio, con alcuni esempi, le differenze tra startup e PMI innovative.

Alle startup viene richiesto di essere costituite da non oltre 5 anni, limite che invece non viene imposto alle PMI.

Le Piccole e Medie Imprese innovative sono chiamate a effettuare investimenti in ricerca e sviluppo in una quota pari al 3%, quota che sale addirittura al 15% per le startup.

Le PMI innovative sono inoltre svincolate dal tetto di fatturato annuo fissato in 5 milioni di euro e possono essersi costitute a seguito di fusioni, scissioni o cessioni societarie. Non sono infine chiamate a occuparsi necessariamente di prodotti o servizi ad alto valore tecnologico. Tutti limiti, invece, imposti alle startup.


Quali requisiti deve avere una PMI innovativa?

Abbiamo visto come sia molto più semplice per una PMI ottenere lo status di impresa innovativa e come i vincoli siano meno stringenti rispetto a quelli previsti per le startup.

Per essere iscritta nell’apposita sezione del Registro delle Imprese, la PMI deve tuttavia rispettare una serie di requisiti. Vediamo quali.

  • Deve avere la propria sede principale in Italia
  • Non deve essere quotata su un mercato regolamentato
  • Ha depositato almeno un bilancio certificato al Registro delle Imprese.
  • Deve impiegare meno di 250 persone e avere un fatturato non superiore ai 50 milioni di euro. Nel dettaglio possono essere:
    • microimprese con meno di 10 dipendenti e un fatturato (o un totale di bilancio) inferiore ai 2 milioni di euro;
    • piccole imprese con meno di 50 dipendenti e un fatturato (oppure un totale di bilancio) inferiore ai 10 milioni di euro;
    • medie imprese con meno di 250 dipendenti e un tetto di 50 milioni di euro di fatturato (o totale bilancio inferiore ai 43 milioni).
  • Rispettare almeno due dei tre seguenti requisiti:
    • avere un volume di spese in ricerca, sviluppo e innovazione maggiore uguale al 3% del maggiore tra costo e valore totale della produzione;
    • avere almeno 1/5 dei dipendenti o collaboratori in possesso di un dottorato di ricerca, o con un dottorato in corso; oppure 1/3 dei collaboratori con una laurea magistrale;
    • essere titolare, depositaria o licenziataria di almeno una privativa industriale relativa a un’invenzione, oppure essere titolare dei diritti relativi ad un programma per elaboratore originario registrato presso il Registro pubblico speciale per i programmi per elaboratore, purché sia direttamente afferente all’oggetto sociale e all’attività d’Impresa.
  • Non deve essere iscritta alla sezione speciale del Registro dello Imprese dedicata a startup innovative e incubatori certificati.


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Come diventare una PMI innovativa

Verificato il rispetto dei requisiti, molte aziende si chiedono come fare a diventare una PMI innovativa. 

Anzitutto l’azienda deve già essere iscritta al Registro delle Imprese, solo successivamente potrà richiedere l’accesso alla sezione speciale.

La domanda di iscrizione alla sezione speciale, che deve essere presentata telematicamente, può essere accompagnata da una autocertificazione, sottoforma di Comunicazione Unica al Registro delle Imprese, tramite la quale l’azienda dichiara di essere in possesso di tutti i requisiti necessarie per diventare una PMI innovativa.

Tra le informazioni che dovranno essere fornite rientrano:

  • La descrizione dell’attività principale dell’azienda e la quota investimenti in ricerca e sviluppo;
  • il percorso formativo dei dipendenti e dei manager e le relative specializzazioni;
  • gli eventuali brevetti aziendali
  • l’elenco delle eventuali società partecipate
  • l’elenco delle collaborazioni con università, centri di ricerca e incubatori.


A fronte dell’accoglimento della domanda, l’azienda riceverà lo status di PMI innovativa e avrà quindi accesso a tutte le relative agevolazioni.

Diventare una PMI innovativa conviene: tutti i vantaggi e le agevolazioni

Se, come abbiamo illustrato, i criteri per diventare una PMI sono molto meno stringenti rispetto a quelli previsti per le startup, le agevolazioni previste per queste due tipologie di aziende sono invece del tutto assimilabili.

Una volta riconosciuta come PMI innovativa, l’azienda avrà infatti vantaggi molto simili a quelli previsti per le startup.

Tra le principali ricordiamo anzitutto l’esenzione dal pagamento dell’imposta di bollo per l’iscrizione al Registro e una disciplina societaria flessibile.

Le PMI innovative inoltre potranno utilizzare lo strumento dell’equity crowdfunding, e godere degli incentivi fiscali per gli investimenti nel loro capitale di rischio.

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In quanto PMI innovative avranno inoltre diritto di accesso al Fondo di Garanzia per le PMI del MISE attraverso una procedura semplificata; potranno accedere a meccanismi di sostegno specifico per la promozione dell’internazionalizzazione; avranno la possibilità di remunerare dipendenti e consulenti tramite stock option e work for equity; potranno essere costituite come s.r.l. tramite procedura semplificata.

Abbiamo quindi visto come buona parte del tessuto produttivo italiano abbia le caratteristiche per entrare a pieno titoli nell’ecosistema dell’innovazione e beneficiare dei vantaggi di cui godono le imprese del settore.

Tra tutti, l’accesso all’equity crowdfunding rappresenta sicuramente la possibilità più immediata per scalare velocemente la crescita delle aziende e per gettare le basi delle nuove fasi di sviluppo.

Anche realtà storiche del nostro Paese possono avere accesso facilmente a un comparto che sarà trainante per il nostro futuro economico e le cui barriere all’ingresso sono tutt’altro che insuperabili.

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