Soldi fermi sul conto. Ecco quanto costa e perché i tuoi risparmi non sono al sicuro

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Italiani, popolo di poeti, santi e…risparmiatori.

La propensione al risparmio degli italiani è effettivamente cosa nota, se si pensa che siamo uno dei paesi con i livelli di risparmio privato pro capite più elevato. Le stime parlano di più di 1.700 miliardi di euro fermi sui conti correnti degli italiani.

Chiaramente cifre così alte fanno pensare ad una gestione virtuosa delle economie private, tuttavia un’analisi più approfondita dei dati evidenzia gli accumuli siano spesso frutto esclusivamente del timore e dell’incertezza nel futuro e non il risultato di scelte oculate per rendere i risparmi produttivi.

Allo stesso tempo, la disponibilità immediata di liquidità rischia di tradursi in un’illusione di ricchezza e le somme messe da parte rischiano di essere velocemente erose dall’inflazione che ha ripreso a salire.

Esiste quindi un modo di far fruttare i risparmi attraverso investimenti oculati?

La propensione degli italiani al risparmio

Se l’analisi storica dipinge gli italiani come fortemente votati al risparmio, i dati relativi al periodo attuale confermano tale tendenza e ne sottolineano un ulteriore rafforzamento sulla spinta delle incertezze generate dalla pandemia.

Secondo una nota pubblicata da Banca d’Italia, nei primi 3 mesi del 2021 il 39% delle famiglie italiane ha aumentato la propria quota di risparmi. Il tasso di propensione al risparmio è in netta crescita se confrontato, ad esempio, col periodo omologo del 2018, quando il valore si attestava intorno al 30%.

Stando all’analisi di Banca d’Italia, le paure provocate dall’emergenza pandemica, e strettamente correlate con le incertezze circa il futuro del lavoro e dei redditi familiari, hanno indotto gli italiani a frenare i consumi a favore di scelte conservative e di protezione del patrimonio.

Si assiste quindi ad un aumento del risparmio sia di tipo difensivo (in risposta a condizioni economiche familiari effettivamente mutate in negativo) che precauzionale, ossia dettato dalla volontà di mettere al sicuro delle somme che potrebbero tornare utili in un futuro non troppo remoto.

Sempre lo stesso studio evidenzia come, anche di fronte a un contenimento della pandemia di molto superiore a quello dello scorso anno, gli italiani rimangano molto scettici e timorosi rispetto al futuro, continuando a prediligere il risparmio alle spese o agli investimenti.

Risparmi e differenze di reddito

Se la tendenza generale, dunque, è quella del risparmio, il macrotrend assume sfumature diverse in funzione del reddito delle famiglie.

È evidente come il risparmio precauzionale abbia dei risvolti immediatamente positivi sui redditi delle famiglie, ma quello che emerge è che a beneficiarne maggiormente sono proprio quelle famiglie che partono da una situazione economica più stabile e florida. Queste ultime, infatti, hanno avuto l’8% in più di possibilità di accumulare dei risparmi nel 2020 rispetto alla media nazionale, mentre per le famiglie in difficoltà il dato è stato del 7% inferiore rispetto al livello medio.

In conclusione, se diversi sono stati i fattori che nell’anno clou della pandemia hanno influenzato la crescita della propensione al risparmio, è altresì vero che il dato medio è il frutto di due forze contrastanti: da una parte famiglie in difficoltà che avrebbero voluto accumulare risparmi ma non hanno avuto le risorse necessarie per farlo (del tutto o in parte), dall’altra famiglie con maggiori possibilità economiche che hanno alzato la quota di reddito destinata al risparmio precauzionale.

Quanto costa tenere i soldi sul conto corrente

Abbiamo visto come quella al risparmio sia una tendenza molto accentuata nel nostro Paese, e di certo il risparmio ha numerosi aspetti positivi, primo fra tutti quello di garantire solidità e accesso a risorse immediatamente disponibili in caso di necessità.

Tuttavia tenere i soldi sul conto corrente senza un’opportuna strategia di investimento può lasciare spazio a false sicurezze. I capitali, infatti, rischiano di essere pesantemente intaccati da numerosi fattori e le famiglie corrono il rischio di ritrovarsi con un valore reale dei propri investimenti ben al di sotto di quello iniziale.

Anzitutto è bene partire da quelli che sono i costi diretti legati alla giacenza delle somme sui conti correnti.

Come evidenziato da Altroconsumo, oltre ai costi operativi e di gestione del conto corrente, le somme accantonate rischiano di essere erose per una serie di motivi che portano a concludere come sia controproducente immobilizzare cifre troppo elevate sul conto corrente.

Anzitutto va rilevato come gli interessi attivi percepiti sulle giacenze siano pressoché nulli, oltre ad essere soggetti ad una ritenuta fiscale del 26%.

Inoltre, per giacenze medie annue superiori ai 5.000 euro il titolare del conto corrente sarà tenuto al pagamento di un’imposta di bollo di 34,2 euro.

Infine, è bene tenere a mente che il FITD, il fondo interbancario di tutela dei depositi che garantisce i soldi depositati sul conto, in caso di default o difficoltà della banca, copre solo fino ad un massimo di 100.000 euro a depositante. Questo limite dunque non andrebbe mai superato.

Fin qui, dunque, i costi diretti e rischi di mancate coperture a cui sono esposte le somme depositate sui conti correnti senza essere investite.

C’è però un altro fattore che rischia di incidere fortemente sui nostri risparmi: l’inflazione.

Inflazione e risparmi

Il fenomeno inflattivo è un acerrimo nemico del risparmio ed è qualcosa che possiamo sperimentare tutti i giorni, e ancor più proprio in questo preciso momento storico.

Il rimbalzo dell’economia, dopo la profonda crisi del 2020 dettata dal Covid, ha innescato infatti una forte spinta al rialzo dei prezzi, a livelli a cui non eravamo stati abituati nel corso degli ultimi decenni.

Basti pensare che confrontando i valori di settembre 2021 con quelli dello stesso mese del 2020, negli Stati Uniti i prezzi sono aumentati di oltre il 5%, mentre in Europa i rialzi si attestano sul +3,4%, con conseguenze negative sui nostri risparmi.

L’inflazione, può incidere fondamentalmente in due modi sui risparmi familiari:

  • andando a erodere il valore reale dei nostri soldi: a fronte di un valore nominale invariato (leggiamo sempre la stessa cifra sul saldo del nostro conto corrente) corrisponde un valore reale ridotto, ossia la possibilità di avere meno potere di acquisto in futuro rispetto a quanto ne avremmo oggi se decidessimo di spendere i nostri soldi
  • vanificando gli interessi maturati su prodotti di investimento a basso rendimento. Prodotti come i conti deposito o i buoni del Tesoro, sono sì investimenti a rischio praticamente nullo, ma proprio per questo garantiscono un rendimento molto basso. Un’inflazione al 3 o al 5% è quindi già molto più alta rispetto al tasso di interesse riconosciuto da questi prodotti e va quindi ad erodere sia gli interessi che il capitale impegnato

È dunque fondamentale per chi risparmia garantirsi un guadagno che sia almeno pari all’inflazione: in questo modo potrà essere sicuro di non perderci. Ovviamente l’ideale sarebbe riuscire a guadagnarci.

Equity crowdfunding: un’alternativa di investimento

Se i risparmi lasciati sul conto corrente rischiano di essere aggrediti da più fronti, è opportuno valutare quali siano le possibilità che i risparmiatori hanno davanti per investire il proprio denaro senza eroderne il valore e, auspicabilmente, traendone un rendimento.

Ci siamo quindi chiesti se l’equity crowdfunding possa essere un’opzione percorribile in tal senso.

LEGGI ANCHE – La guida completa per investire in equity crowdfunding.

Partendo dall’assunto che ogni strategia di investimento dovrebbe basarsi sul principio della differenziazione, possiamo ritenere che l’equity crowdfunding sia una delle forme di investimento che possono essere prese in considerazione.

È bene ricordare che gli investimenti in startup vengono generalmente classificati come ad alto rischio, tuttavia le caratteristiche peculiari di questa forma di investimento (bassa soglia di ingresso, rendimenti medio-alti), le disposizioni normative a tutela degli investitori e gli incentivi fiscali a vantaggio di chi la sceglie, sono tutti elementi che dovrebbero suggerire di prendere in considerazione l’equity crowdfunding sia da parte dei risparmiatori sia da chi si occupa di proporre strategie di investimento.

LEGGI ANCHE – Chi ha paura dell’equity crowdfunding? Tutte le tutele per chi investe

Non dimentichiamo inoltre che l’afflusso di capitale nell’economia reale, attraverso gli investimenti in realtà imprenditoriali come startup e Pmi ha anche l’effetto sistemico di calmierare l’inflazione, andando quindi a combattere gli effetti di erosione dei risparmi che la stessa produce.

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