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Wikipoint: la piattaforma B2B che porta le aziende nel Metaverso

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Wikipoint: la piattaforma B2B che porta le aziende nel Metaverso

Indice

Wikipoint è la piattaforma B2B che consente ad ogni azienda di definire la propria presenza all’interno del metaverso. L’azienda, che ha lanciato il prodotto sul mercato ad aprile 2021 dopo ben otto anni di sviluppo, è stata in grado di raggiungere il breakeven di bilancio in soli otto mesi .

Abbiamo intervistato il CEO Barbara Leonetti e founder e COO Guido Simonetti di Wikipoint, che ci hanno raccontato di più sulla startup.

Qual è la business idea su che si fonda Wikipoint?

L’obiettivo di Wikipoint è quello di creare ‘esperienze digitali per le aziende’.

In particolare, crediamo che il Metaverso sia una straordinaria opportunità per le aziende per aprire un nuovo modo per ingaggiare gli utenti, creando esperienze immersive. Credo sia una vera e propria rivoluzione, che ricorda l’avvento dei Social Network. Il nostro intento e’ quello di accompagnare tutte le aziende grandi e piccole nel Metaverso.

Il vostro progetto ha richiesto ben otto anni di sviluppo. Come funziona esattamente la piattaforma?

La piattaforma Wikipoint nasce dalla volontà di creare un nuovo canale marketing che si affianca ai tradizionali. Wikipoint è un aggregatore di contenuti interattivi, associando ambienti immersivi tailor-made che rappresentino al meglio la brand-identity del cliente. Alle spalle vi e’ un CMS che consente la gestione dei contenuti interattivi per garantire la possibilità di presentare sempre nuove informazioni e mantenere la coerenza con le campagne di comunicazione del cliente. 

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Il metaverso è uno dei temi del momento. Quali aziende e settori possono essere interessati a questo mondo?

Largo spazio alla creatività: tutti ne vogliono far parte!

Siamo travolti dai nuovi progetti. C’è chi propone di fare showroom virtuali, cantine del vino, centri di formazione, centri commerciali, palestre… persino il ‘Sushi nel Metaverso’.

Parlando di progetti già in fase di realizzazione, siamo stupiti dall’interesse che il mondo finanziario sta dimostrando per questo settore e abbiamo progetti con due dei più grandi istituti bancari nazionali.

Quante piattaforme simili alla vostra esistono e quali sono i vantaggi di Wikipoint rispetto ai possibili competitor?

Per quanto possa sembrare strano in un mondo dominato dalla hypercompetition, faccio fatica a nominare una piattaforma a parte Coderblock.

Ci sono le software house ma hanno un altro approccio.

Ci distingue il fatto che abbiamo pensato a esperienze che debbano essere immediatamente accessibili a tutti.

E ci distingue il fatto di pensare all’eleganza come elemento differenziatore. Vogliamo portare il concetto di ‘Made in Italy’ nel Metaverso.

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La campagna di equity crowdfunding è già in overfunding. Come mai avete scelto proprio questo metodo di finanziamento?

L’Equity Crowdfunding è molto interessante non solo per il fatto che è uno straordinario sistema per finanziare il proprio progetto ma soprattutto perchè ti mette in contatto con tante realtà che hanno voglia di sviluppare progetti insieme.

Dopo aver partecipato al Crowdfunding, nulla è più lo stesso.

Per quanto in piccolo, il Crowdfunding ricorda una quotazione di Borsa e questo ti mette nelle condizioni di operare secondo un estremo rigore.

Quali sono i risultati raggiunti finora da Wikipoint e quali le prospettive per il futuro? Come utilizzerete i fondi raccolti?

Il Metaverso sarà quello che sono stati i Social Network, ovvero un modo nuovo di fare marketing e ingaggiare.

Sarà un fenomeno che riguarderà tutte le attività, grandi e piccole.

Visto in ottica più globale, mi piace pensare che il Metaverso sarà una forma di ‘democrazia digitale’ che si contrappone alla attuale ‘oligarchia digitale’ fatta di ‘pochi’. Ci sarà spazio per tutti coloro che avranno buone idee e creatività.

Attualmente lavoriamo a progetto (vestito digitale su misura).

La nostra intenzione è sviluppare la parte di vendita di licenze (le linee di abbigliamento).

E poi vi sarà la possibilità di creare contenuti redazionali, perché l’anima di queste esperienze è lo storytelling e ci sarà sempre bisogno di chi crea i contenuti.

Infine, naturalmente, la Internazionalizzazione.

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