Equity crowdfunding: perché investire e cosa sapere per farlo al meglio

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Decidere di impegnare dei capitali in un investimento non è mai una scelta facile, è facile cadere vittima di incertezze e avere paura di fare mosse azzardate che possano rivelarsi dannose per i nostri bilanci.

Vediamo quindi tutto quello che c’è da sapere prima di investire a sostegno di una startup o di una PMI innovativa.


La crescita dell’equity crowdfunding

Quello dell’equity crowdfunding è un settore che nel giro di pochi anni è riuscito a sviluppare consistenti volumi di affari con crescita a doppia cifra anno su anno. Sono sempre di più, infatti, le aziende che decidono di approdare sulle piattaforme dedicate per presentare i propri progetti di business e cercare l’adesione di potenziali investitori. Investitori che, in effetti, sembrano rispondere molto positivamente a questo tipo di proposta se pensiamo che il 2020 dovrebbe registrare un volume di transazioni parti a 8,5 mld di dollari, in crescita di oltre il 23% rispetto all’anno precedente e alcuni studi proiettano un valore di mercato pari a 12 mld di raccolta a livello globale entro la fine del 2023.

Perché investire

Abbiamo visto che se stiamo pensando di avvicinarci all’equity crowdfunding non possiamo certo considerarci dei pionieri, ma anzi siamo ormai in compagnia di un numero consistente a costantemente in crescita di investitori come noi che riconoscono fiducia a questo settore.

Investire con operazioni di equity crowdfunding può rivelarsi particolarmente vantaggioso per una serie di fattori. Anzitutto si tratta di una tipologia di investimento con soglie di ingresso medio-basse e che si sviluppa trasversalmente ad una molteplicità di settori estremamente variegata. Questo consentirà agli investitori di poter scegliere più realtà di investimento, andando a realizzare una forte diversificazione del portafoglio, riducendo quindi il margine di rischio relativo.

Le operazioni di equity crowdfunding si caratterizzano anche per un alto livello di flessibilità legato, come abbiamo visto, a soglie di ingresso non necessariamente alte. Per investimenti al di sotto dei 500 euro (se effettuati da privati; 5000 € da aziende) non è necessaria intermediazione e questo comporta chiaramente un risparmio su oneri e commissioni.

Dati particolarmente positivi vengono espressi anche in termini di ritorno sull’investimento, che sappiamo essere uno dei principali parametri a cui guarda chi decide di impegnare i propri capitali. Secondo uno studio di Kauffman Foundation e Nesta, in media il ROI (il ritorno sull’investimento) per chi scommette su una startup è superiore, nei primi quattro anni, di 2.5 volte del totale investito e aumenta (in media) del 100% dopo soli sei mesi.

Infine non vanno dimenticate quelle importanti agevolazioni che sono costituite dagli sgravi fiscali. Già a partire dalla Legge di Bilancio del 2017 il legislatore ha infatti previsto una detrazione del 30% per quanti (siano esse persone fisiche o giuridiche) decidano di investire su startup o PMI innovative. Con il Decreto Rilancio del 2020 le agevolazioni fiscali vengono portate al 50% per importo massimo detraibile di 100mila euro.

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Tutto quello che c’è da sapere per iniziare a investire con l’equity crowdfunding

Affidarsi a un modello di investimento presuppone conoscerne il funzionamento e comprendere quali sono gli attori coinvolti nel processo. Vediamo quali sono le informazioni essenziali da sapere quando parliamo di equity crowdfunding.

Il meccanismo su cui si fonda una raccolta di equity crowdfunding si basa sul modello della partecipazione azionaria: i finanziatori ricevono cioè partecipazioni (equity) dell’azienda che decidono di finanziare.
Per permettere l’incontro tra aziende e finanziatori, il sistema dell’equity crowdfunding si avvale di piattaforme di intermediazione che in Italia vengono autorizzate dalla Consob.

È da sottolineare come, al fine di garantire la massima affidabilità delle transazioni, l’Italia sia stata il primo Paese in Europa ad essersi dotato di una normativa specifica e organica relativa al solo equity crowdfunding.
Attraverso tale intervento normativo, il legislatore ha delegato alla Consob il compito di disciplinare alcuni specifici aspetti del fenomeno con l’obiettivo di creare un “ambiente” affidabile in grado, cioè, di creare fiducia negli investitori.

Per garantire quindi l’affidabilità e la qualità dell’incontro tra aziende e investitori si è stabilito che la gestione delle piattaforme preposte sia riservata a due categorie di soggetti:

  • i soggetti autorizzati dalla Consob e iscritti in un apposito registro tenuto dalla medesima Autorità;
  • le banche e alle imprese di investimento (SIM) già autorizzate alla prestazione di servizi di investimento.

Una volta definita la piattaforma sulla quale presentare i propri progetti, le aziende presenteranno agli investitori il proprio business model e un insieme quanto più articolato possibile di altre informazioni che possano essere utili agli investitori per valutare la solidità del progetto.

Allo stesso tempo le aziende presentano un obiettivo economico da raggiungere, ossia una soglia minima di raccolta necessaria per procedere con l’attuazione del progetto.
Se l’obiettivo minimo viene raggiunto il progetto verrà avviato e gli investitori riceveranno in cambio una partecipazione al capitale sociale dell’impresa. In caso contrario le somme finanziate verranno restituite.


Quali sono i rischi legati all’investimento nell’equity crowdfunding

Qualsiasi operazione finanziaria è legata a un certo fattore di rischio ed è evidente che una certa componente di incertezza non possa mai essere del tutto eliminata. Tuttavia acquisire consapevolezza rispetto ai fattori di rischio può permetterci di ridurlo e quindi avere buone prospettive di ritorno sul nostro investimento.

Anzitutto, come abbiamo detto, la fase iniziale dell’investimento è a rischio zero: se la soglia minima stabilita per l’avvio del progetto non dovesse essere raccolta tutte le somme verrebbero restituite ai finanziatori.

A progetto avviato bisogna considerare che le startup, per la loro stessa natura, molto spesso maturano profitti nel medio-lungo periodo. È quindi necessario essere consapevoli del fatto che potrebbe volerci tempo prima di avere un ritorno.

Oltre a questi elementi è bene tenere a mente che le operazioni di equity crowdfunding, avendo per oggetto l’acquisizione di quote di partecipazione di aziende non quotate fanno sì che gli investitori acquisiscano in automatico la qualifica di socio dell’azienda stessa. Questo comporta chiaramente dei benefici ma apre la possibilità anche al rischio di perdita di capitale: diventando soci a tutti gli effetti, infatti, si partecipa per intero al rischio economico che caratterizza tutte le iniziative imprenditoriali.

Un altro rischio da considerare è quello di “illquidità”. La liquidità di un titolo finanziario consiste nella sua capacità di trasformarsi rapidamente in moneta senza perdere valore, ossia di essere veduto e riscattato in velocità. La liquidità dipende in primo luogo dalla presenza di un mercato organizzato in cui i titoli possano essere rapidamente trattati e scambiati. In assenza di un mercato così organizzato potrebbe risultare difficile liquidare facilmente i titoli e le piattaforme di equity crowdfunding non hanno le caratteristiche per consentire questo tipo di transazioni. Chi dovesse quindi decidere di investire in equity crowdfunding deve essere consapevole di un possibile rischio di illiquidità.

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