La voce dell’investitore: Andrea Esquilini e Lorenzo Sazzini di MyBestInvest

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Abbiamo intervistato due personalità importanti del mondo dell’equity crowdfunding, che ci hanno fornito idee e suggerimenti in merito. Andrea Esquilini Business developer, Angel investor e Ceo della piattaforma MyBestInvest e Lorenzo Sazzini, membro del consiglio di amministrazione presso CONOR SRL e Business Advisor della medesima MyBestInvest.

Mybestinvest è la vostra piattaforma di equity crowdfunding, ma parliamo di voi due come investitori: c’è un elemento che più di altri vi fa scegliere di sostenere un progetto anziché un altro?

Andrea Esquilini

Una volta capita l’idea, visto le metriche l’elemento fondamentale che mi fa “staccare l’assegno” è il team.
Deve avere tre figure fondamentali: IT – IL LEGALE – GESTORE. 

IT interno poiché esterno alla lunga è un lago di sangue a livello di costi e in più spesso l’asset tecnologico rimane in capo alle società di sviluppo e non alla startup perdendo un pezzo importate che potrebbe essere capitalizzato.

Il legale è la figura chiave, non valorizzata abbastanza ma nei settori con i moltiplicatori più redditizi (fintech – biotech – media) essere complice è un enorme vantaggio sui competitor e riduce delle future spese legali, spesso salate. 

Il gestore è il punto chiave della startup, colui che unisce i pezzi, fa funzionare i processi e crea quel sistema che cresce giorno per giorno risolvendo tutti i vari problemi. 

Identificate le figure chiave scavo un po’ nei loro background, faccio diverse call, devi essere molto empatico per fare l’investitore, devi capire se le persone a cui stai dando il capitale sono in grado di resistere nel tempo: riusciranno a far fronte alle difficoltà che gestire un’azienda implica? Nel corso dei prossimi anni avranno il carisma per attirare talenti nella squadra? Sono pronti a farsi da parte nel caso subentri una nuova figura di amministratore a gestire la loro idea? Non è banale.

Lorenzo Sazzini

Come investitore quanto mi approccio ad una start up ci sono diversi elementi a cui guardo con attenzione. Innanzitutto il mercato di riferimento e i megatrend su cui si incardina, il modello di business che deve essere sostenibile e scalabile, le proiezioni economico-finanziarie che devono avere alle spalle un track record, assunzioni validate, correttezza e coerenza metodologica e valutazioni realistiche. Ma credo che l’elemento principale sia il team che deve essere “affamato”, competente, eterogeneo e pro-attivo. 

Un consiglio per un investitore alle prime armi: perché dovrebbe preferire l’equity crowdfunding a un investimento tradizionale?

Andrea Esquilini

A mio avviso ci sono due motivazioni: la prima finanziaria, ovvero i rendimenti che ti può dare un exit sono molto elevati rispetto a quelli che si trovano negli investimenti tradizionali. La seconda è per motivi di relazioni e ampliamento del proprio business. Molte aziende e/o professionisti investono in un settore che posso apportare forza lavoro o link importanti per far crescere l’azienda dove hanno investito, magari mettendola in contatto con un’altra azienda nel loro portafoglio in modo da creare importanti sinergie che portano benefici a tutti i player chiamati in causa (compreso l’investitore).

Lorenzo Sazzini

Prima di tutto perché l’equity crowdfunding ha “democratizzato” l’investimento in startup e PMI rendendo accessibile l’ingresso in imprese innovative anche investendo piccole cifre. Inoltre questo tipo di investimento ad alto rischio ma anche potenzialmente ad alto rendimento possono far parte essere una valida diversificazione del portafoglio. 

L’equity crowdfunding permette anche di rimanere all’interno dell’ecosistema dell’innovazione e di ampliare il proprio network dando vita a sinergie e collaborazioni professionali, commerciali e industriali.

Un consiglio per un imprenditore: su cosa puntare per sostenere il successo della propria campagna di raccolta?

Andrea Esquilini

Tre sono i punti base per una buona raccolta:

  • La raccolta inizia mesi prima della pubblicazione del portale. L’equity crowdfunding è un moltiplicatore, se ti presenti con zero il risultato è zero. Iniziare a creare un database di investitori interessati sia business Angel che all’interno della propria community;
  • Per raccoglie capitali bisogna investire in comunicazione e creazione del materiale a supporto, un road show strutturato che sia un ibrido tra fisico e online, per mostrare il prodotto o servizio. Qua entrate in gioco voi di SCAI giusto?
  • Capire che ogni investitore investe quello che può permettersi, la fatica che si fa per convincere una persona a mettere 500 euro è la stessa che si fa per convincere una persona a mettere 50.000 euro.

Lorenzo Sazzini

Il successo di una campagna è la sua preparazione. Troppo spesso la definizione della strategia, il pre-lancio e il lancio sono fasi sottovalutate. Ma non basta accendere una campagna tirare una leva ed incassare come fosse una slot machine. Una campagna è un “prodotto” e come tale deve essere approcciata. Servono investimenti adeguati in comunicazione e marketing, serve accompagnarsi a professionisti qualificati, e poi serve tanta grinta e lavoro sporco – spesso dietro le quinte – valorizzando tutte le risorse e le relazioni del team. 

La visibilità e l’effetto moltiplicatore che può dare una campagna di equity crowdfunding ad una start up è un’occasione d’oro per emergere e per farsi conoscere al grande pubblico. Rappresenta spesso la prima impressione che si lascia ai potenziali investitori siano essi crowder, business angel o fondi di venture capital. E come si sa possiamo fare solo una buona prima impressione. 

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Mercato secondario per lo scambio delle quote. Favorevoli o contrari?

Andrea Esquilini

Contrario. L’Equity crowdfunding è una branchia del private equity, il periodo di investimento è sempre medio/lungo ed è giusto così se si vogliono ottenere certi rendimenti. Il mercato secondario è solo un palliativo al problema delle mancate exit, ma il punto è qua da risolvere: l’equity crowdfunding ha raccolto quasi 1 miliardo ma quanti ne ha restituiti? A mio avviso la soluzione non è in mercato secondario ma in una migliore selezione da parte dei portali quindi più qualità anziché volumi e parlare con le imprese tradizionali per creare delle strategie di espansione basate sull’acquisizione di nuove società.

Mi tolgo un sassolino, sento molto parlare di Blockchain per lo scambio di quote, ma il problema è legislativo non tecnologico. Non avrebbe molto senso applicare tecnologie Blockchain (private tra l’altro) in questo campo.

Lorenzo Sazzini

Io personalmente non sono un fan del mercato secondario, che spesso è solo un piano B per investimenti sbagliati o che non si sono rivelati all’altezza delle aspettative. 

Essendo gli investimenti in start up e PMI investimenti illiquidi e molto rischiosi, sicuramente il mercato secondario può dare una risposta parziale a queste problematiche, ma credo che il vero tema sia la far crescere la consapevolezza degli investitori in modo e riportare questo mercato a rischio “bolla” ad una maggior selezione dei progetti e a valutazioni più realistiche e coerenti con il sistema economico in cui queste imprese insistono. Purtroppo non siamo in Silicon Valley. Noi di Mybestinvest investiamo molto nella formazione ed educazione degli investitori e nella selezione delle startup in raccolta. 

Negli ultimi anni abbiamo visto che il settore dell’innovazione è stato molto sostenuto con numerosi incentivi agli investimenti e considerevoli agevolazioni fiscali. In che modo, secondo voi, il legislatore potrebbe aiutare ulteriormente lo sviluppo del comparto? 

Andrea Esquilini

Agevolando le exit, offrendo incentivi alle società che applicano politiche di open innovation. 

Lorenzo Sazzini

Sicuramente gli incentivi fiscali sono stati preziosi per portare sempre più persone ed imprese ad investire in questo mercato, che se ci pensate rappresenta potenzialmente l’avanguardia imprenditoriale italiana che si deve confrontare con una competizione che è sempre più veloce e globale.

Serve la collaborazione di tutti gli attori del sistema come il governo, le banche, i fondi di investimento, gli incubatori e acceleratori, università e il sistema della ricerca e dell’innovazione, le corporate e le tante eccellenze che come Italia siamo in grado di esprimere. 

Il legislatore penso che debba dare innanzitutto continuità agli interventi messi in atto, potenziando gli strumenti e le risorse a disposizione. Serve Deve cogliere le opportunità strategiche – a partire anche dal nuovo regolamento europeo – e dare rispposta le necessità del comparto.

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Previsioni per il 2022: quali saranno, secondo voi, i settori protagonisti dell’equity crowdfunding nel prossimo anno?

Andrea Esquilini

I grandi settori che muoveranno capitali come il Medtech – cyber security – space economy – fintech. Settori invece di nicchia ma con marginalità molto elevate che possono permettersi di investire in R&S come quello nautico e tutte le società che si occuperanno della gestione dei dati nei settori food e fashion.

Lorenzo Sazzini

Sicuramente il mondo dei servizi ad alto contenuto tecnologico, qualsiasi sia settore di appartenenza, ben si presta allo strumento dell’equity crowfunding. L’emergenza Covid-19 ha dato una accelerazione incredibile alla digital trasformation e alla consapevolezza di inserire nei modelli di business elementi di sostenibilità ambientale e sociale. 

Poi se dovessi dire qualche settore punterei sia su quelle che sono  eccellenze made in italy come food, moda e lusso, come anche bio-medicale, cybersecurity, big data e AI.

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