Equity Crowdfunding News

Trend e Ispirazioni sull’equity crowdfunding

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Luca Francescangeli

“Giornalista ed esperto in comunicazione. Ho lavorato in giornali, società di consulenza e aziende, sia in Italia che all’estero. Seguo da anni il mondo del crowdfunding e mi interessa tutto quello che è innovazione, tecnologia e startup”.

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FAQ per gli investitori

Il termine deriva dall’inglese crowd, folla, e funding, finanziamento.

Si tratta di una forma di finanziamento alternativa ai canali tradizionali (banche, società finanziare) per sostenere i progetti personali, sociali, imprenditoriali di singoli o di organizzazioni attraverso la raccolta di fondi provenienti da un gruppo di persone.

Consiste quindi in un finanziamento “dal basso” che si realizza attraverso una raccolta fondi sul web attraverso l’utilizzo di piattaforme dedicate.

Esistono quattro tipi di crowdfunding.

Donation: principalmente utilizzato da organizzazione no-profit o comunque per cause e progetti con finalità sociale o filantropica. Il donatore che aderisce non riceve alcun compenso per i fondi versati.

Reward: si tratta di una forma di investimento effettuato in cambio di una ricompensa (reward), generalmente simbolica o comunque di limitato valore. Questo modello viene molto spesso utilizzato come pratica di pre-selling: chi finanzia la produzione e il lancio sul mercato di un determinato bene acquisisce il diritto di poter acquistare il prodotto stesso a un prezzo vantaggioso rispetto a quello di mercato.

Lending: questo modello prevede lo scambio di denaro tra privati, sotto forma di prestito, e con condizioni di interesse particolarmente vantaggiose. Si superano quindi i canali di credito tradizionali e chi investe guadagna sulla restituzione degli importi maggiorata del tasso di interesse applicato.

Equity: consiste nel finanziamento dal basso al capitale d’impresa. Con l’equity crowdfunding startup e piccole e medie imprese possono accedere al finanziamento da parte di privati cedendo in cambio quote di partecipazione (equity) al capitale d’impresa. Chi finanzia le aziende ne diviene dunque socio detenendone parte del capitale.

L’equity crowdfunding è una modalità alternativa di accesso al credito, attraverso cui startup e PMI possono ottenere finanziamenti da soggetti privati in cambio della cessione di quote societarie (equity). In Italia l’equity crowdfunding è disciplinato dal Regolamento Consob e prevede che la presentazione delle proposte di finanziamento possa avvenire esclusivamente attraverso portali online certificati.

Per approfondire: L’Equity Crowdfunding spiegato in 5 minuti

Investire in equity crowdfunding vuol dire entrare in contatto con le realtà imprenditoriali più produttive e innovative del paese.

È inoltre un’opportunità di investimento differente da quelle tradizionali e offre la possibilità di diversificare il proprio portafoglio.

Offre importanti sgravi fiscali che possono arrivare fino al 50% dell’importo investito.

 

Per approfondire: Equity crowdfunding: perché investire e cosa sapere per farlo al meglio

Per approfondire: L’Equity Crowdfunding spiegato in 5 minuti

Si tratta di piattaforme online autorizzate dalla Consob. Sui portali online vengono presentate le proposte di investimento da parte delle imprese emittenti e vengono registrate le sottoscrizioni degli investitori.

La Consob ha il compito di regolamentare autorizzare l’attività delle piattaforme tenendone un apposito registro, nonché di svolgere un’azione di vigilanza a tutela degli investitori.

Per approfondire: Equity crowdfunding e regolamento CONSOB: tutto quello che c’è da sapere

Le piattaforme di equity crowdfunding possono pubblicare offerte relative esclusivamente a “strumenti di capitale di rischio” emessi da PMI tradizionali, PMI innovative e startup.

Si tratta di proposte di investimento nel capitale sociale delle imprese che si rivolgono ai potenziali investitori. Le piattaforme si occupano di fornire agli investitori tutto il materiale informativo relativo alle proposte di investimento, sottoforma di schede (elaborate secondo gli standard del Regolamento Consob), documenti di presentazione (pitch), infografiche e video.

Il Regolamento Consob prevede che: 

  • le offerte non possono essere superiori ai 5 milioni di euro;
  • possano avere ad oggetto esclusivamente strumenti rappresentativi del capitale di rischio (quote societarie);
  • vadano a buon fine solo se almeno il 5% del capitale raccolto deriva da un investitore professionale o da un “investitore a supporto dell’innovazione”
  • concedano sempre agli investitori il diritto di recesso, da esercitarsi entro 7 giorni dalla sottoscrizione, sia per ripensamento, sia nel caso intervengano cambiamenti significativi della situazione dell’azienda offerente o della proposta.

Inoltre, affinché le proposte possano essere ammesse sui portali, esse devono sempre prevedere:

  • la comunicazione e la pubblicazione dei patti parasociali dell’azienda offerente;
  • il diritto di recesso per gli investitori nel caso in cui, una volta chiusa la raccolta, i soci di controllo dovessero trasferire il controllo a terzi. Col diritto di ricesso gli investitori acquisiscono il diritto alla liquidazione delle proprie quote, ovvero il diritto di vendere le proprie partecipazioni a chi acquista il pacchetto di controllo, applicando le medesime condizioni applicate dai soci di controllo. 

Questi investimenti vengono classificati come investimenti ad alto rischio in quanto, divenendo soci delle aziende che si è scelto di sostenere, si partecipa in tutto e per tutto al rischio d’impresa. È quindi possibile esporsi al rischio di perdita del capitale investito.

Gli investimenti in equity crowdfunding vengono inoltre considerati illiquidi poiché, non esistendo un mercato regolamentato per gli scambi delle partecipazioni, le stesse potrebbero non essere immediatamente cedibili e quindi liquidabili, ossia trasformabili rapidamente in moneta.

Una terza fonte di rischio è la mancanza iniziale di dividendi. Nel caso di investimenti in startup o Pmi innovative, le stesse non possono procedere alla distribuzione dei dividendi fintanto che mantengono tale status, ossia fino a un massimo di 5 anni dal momento dell’iscrizione alla sezione speciale del Registro delle Imprese.

Per questo motivo l’investimento in equity crowdfunding deve essere considerato come un investimento di medio-lungo periodo. Di contro, generalmente, i rendimenti successivi si dimostrano particolarmente positivi, con tassi di ritorno sull’investimento di gran lunga superiori a quelli degli investimenti tradizionali.

 

Per approfondire: Chi ha paura dell’equity crowdfunding? Tutte le tutele per chi investe

Una volta terminate le sottoscrizioni sul portale autorizzato, si procede al versamento delle quote, che può avvenire esclusivamente attraverso una banca o una società di intermediazione mobiliare.

Nel caso non venisse raggiunto l’obiettivo minimo di raccolta, tutti i fondi verrebbero restituiti agli investitori.

In caso di successo, invece, i nominativi degli aderenti alla campagna vengono riportati nel libro soci dell’azienda offerente. Successivamente all’azienda vengono trasferiti i fondi raccolti.

Certamente, è sempre possibile uscire dalla società, a condizione di individuare un soggetto terzo a cui cedere le proprie quote. Trattandosi però di società non quotate tale operazione potrebbe rivelarsi più difficoltosa rispetto a una cessione azionaria tradizionale. Recentemente però stanno iniziando a prendere forma mercati secondari sui cui scambiare le quote che potrebbero rendere più facile questo tipo di operazione.

È bene ricordare, inoltre, che spesso può non essere conveniente cedere le proprie quote prima dei tre anni dalla sottoscrizione perché ciò comporterebbe la perdita delle agevolazioni fiscali.

Gli investimenti in equity crowdfunding vengono inoltre considerati illiquidi poiché, non esistendo un mercato regolamentato per gli scambi delle partecipazioni, le stesse potrebbero non essere immediatamente cedibili e quindi liquidabili, ossia trasformabili rapidamente in moneta.

Una terza fonte di rischio è la mancanza iniziale di dividendi. Nel caso di investimenti in startup o Pmi innovative, le stesse non possono procedere alla distribuzione dei dividendi fintanto che mantengono tale status, ossia fino a un massimo di 5 anni dal momento dell’iscrizione alla sezione speciale del Registro delle Imprese.

Per questo motivo l’investimento in equity crowdfunding deve essere considerato come un investimento di medio-lungo periodo. Di contro, generalmente, i rendimenti successivi si dimostrano particolarmente positivi, con tassi di ritorno sull’investimento di gran lunga superiori a quelli degli investimenti tradizionali.

Per approfondire: Chi ha paura dell’equity crowdfunding? Tutte le tutele per chi investe

È possibile cedere le proprie quote societarie anche subito dopo la conclusione dell’offerta, sebbene sia consigliabile attendere almeno tre anni al fine di non veder decadere il diritto alle agevolazioni fiscali previste per legge.

Gli investimenti in equity crowdfunding vengono inoltre considerati illiquidi poiché, non esistendo un mercato regolamentato per gli scambi delle partecipazioni, le stesse potrebbero non essere immediatamente cedibili e quindi liquidabili, ossia trasformabili rapidamente in moneta.

Una terza fonte di rischio è la mancanza iniziale di dividendi. Nel caso di investimenti in startup o Pmi innovative, le stesse non possono procedere alla distribuzione dei dividendi fintanto che mantengono tale status, ossia fino a un massimo di 5 anni dal momento dell’iscrizione alla sezione speciale del Registro delle Imprese.

Per questo motivo l’investimento in equity crowdfunding deve essere considerato come un investimento di medio-lungo periodo. Di contro, generalmente, i rendimenti successivi si dimostrano particolarmente positivi, con tassi di ritorno sull’investimento di gran lunga superiori a quelli degli investimenti tradizionali.

Per approfondire: Chi ha paura dell’equity crowdfunding? Tutte le tutele per chi investe

Gli investimenti in equity crowdfunding garantiscono l’accesso ad agevolazioni fiscali per le persone fisiche.

La normativa prevede che per beneficiare delle agevolazioni le quote di partecipazione debbano essere mantenute per almeno tre anni.

Gli incentivi fiscali vengono goduti sottoforma di detrazione d’imposta e sono pari al 50% dell’investimento per le somme impegnate in favore di startup (per un massimo di 100.000 euro) e PMI (per un massimo di 300.000).

Per importi superiori sussiste l’agevolazione del 30% fino a 1 milione di euro di investimento per le persone fisiche e fino a 1,8 milioni di euro di investimento per le persone giuridiche.

Per approfondire: Investire in equity crowdfunding conviene. Ecco la guida completa a tutte le agevolazioni fiscali.

Nel caso la campagna non dovesse andare a buon fine, i capitali raccolti verrebbero interamente restituiti ai finanziatori senza alcun costo o trattenuta.

Per gli investitori è sempre possibile recedere dall’investimento, purché la revoca avvenga entro 7 giorni dall’adesione alla campagna o dal momento in cui dovessero emergere nuove informazioni relative all’offerta non disponibili al momento della sottoscrizione della raccolta.

No, il Regolamento Consob non prevede una cifra minima da investire, tuttavia alcune società offerenti richiedono un investimento minimo che generalmente si aggira tra i 250 e i 500 euro.

Non è possibile indicare a priori quanto si possa guadagnare investendo in equity crowdfunding. Si può però evidenziare che, pur essendo classificati come ad alto rischio, gli investimenti in equity crowdfunding generano normalmente dei ritorni superiori agli investimenti tradizionali nel medio-lungo periodo.

Diventando soci delle aziende in cui si è deciso di investire è possibile guadagnare attraverso la distribuzione dei dividendi, la realizzazione di plusvalenze, l’eventuale quotazione in borsa e usufruendo delle agevolazioni fiscali.

Per approfondire: Come guadagnare con l’equity crowdfunding

L’Italia è il primo paese europeo ad essersi dotato di una normativa specifica sull’equity crowdfunding.

Gli investimenti in equity crowdfunding sono stati autorizzati per la prima volta dal decreto 179/2012, il quale ha poi demandato alla Consob la formulazione di una regolamentazione specifica per il settore.

Nel giugno 2013 è stato così ufficialmente varata il Regolamento Consob sull’equity crowdfunding, il cui scopo principale è quello di tutelare gli investitori fornendo loro elementi di trasparenza e consapevolezza circa le operazioni di investimento, nonché una serie di protezioni a garanzia anche degli investitori meno esperti.

Il Regolamento Consob è il riferimento normativo per il settore dell’equity crowdfunding, varato nel giugno 2013 recependo le direttive del decreto legge n.179/2012.

Per approfondire: Equity crowdfunding e regolamento CONSOB: tutto quello che c’è da sapere