Tutte le risposte per chi vuole avviare una campagna di equity crowdfunding

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Se hai una startup o una Pmi, l’equity crowdfunding può essere uno strumento fondamentale per raccogliere i capitali necessari a rafforzare il tuo business o a fargli fare un salto di qualità.

L’equity crowdfunding, infatti, permette di ottenere finanziamenti per la propria azienda attraverso investimenti diretti da parte di soggetti privati, trasformando gli investitori in nostri soci.

Se stai pensando di lanciare una campagna di raccolta per la tua azienda sicuramente sono molte le domande che ti stai facendo su come funziona l’equity crowdfunding

In questa guida proviamo a darti le risposte alle domande più frequenti.

Come viene definita la valutazione di una società?

La valutazione di un’impresa che si appresta ad avviare una campagna di equity crowdfunding viene definita pre-money valuation, e consiste nella determinazione del valore dell’azienda prima della raccolta di capitali terzi.

La valutazione pre-money è fondamentale per determinare l’ammontare delle quote da mettere a disposizione degli investitori e funge da parametro di riferimento per la valutazione dell’impresa a chiusura della campagna di finanziamento (post-money valuation).

È importante che la valutazione sia il più possibile accurata. Una valutazione coerente con l’effettivo valore della società è infatti un vantaggio sia per gli investitori che per l’azienda stessa: se fosse troppo alta, infatti, l’azienda potrebbe essere considerata fuori mercato, al contrario una valutazione troppo bassa potrebbe, a fronte di successivi round di finanziamento, potrebbe portare i soci fondatori a detenere una quota troppo bassa di quote di partecipazione.

Non esiste un metodo univoco per effettuare una valutazione pre-money e le metodologie di calcolo possono variare sensibilmente a seconda che si tratti di una startup in fase embrionale o di un’azienda già presente sul mercato.

Oltre alla comparazione con aziende simili, gli esperti si avvalgono solitamente di alcune metodologie definite come Venture Capital Method, Terminal Value e Metodo dei Multipli.

Leggi anche: Round dopo round: tutte le fasi di una startup che sceglie l’equity crowdfunding

Che diritti hanno gli investitori?

Chi decide di investire in equity crowdfunding diviene a tutti gli effetti socio dell’azienda nella quale ha deciso di investire e gode di tutele e diritti previsti per legge. In alcuni casi, inoltre, i diritti sono proporzionali alle quote detenute, e quindi aumentano al crescere dell’investimento.

Anzitutto gli investitori godono dei diritti di ripensamento e di revoca.

Il diritto di ripensamento deve essere esercitato entro sette giorni dalla sottoscrizione della campagna, non necessita di alcuna motivazione esplicita e non comporta alcuna spesa per l’investitore.

Il diritto di revoca si applica invece nei casi in cui tra il momento della sottoscrizione e quello di effettiva chiusura della campagna i verifichino dei fatti nuovi o vengano rilevati errori materiali nelle informazioni fornite dalla società.

H3. Liquidazione delle quote

Una volta divenuti soci, gli investitori acquisiscono poi i diritti di co-vendita. Le clausole di co-vendita vengono generalmente disciplinati dai patti para-sociali.

Le clausole di co-vendita nascono col fine di limitare la circolazione delle partecipazioni societarie: nel momento in cui un socio decidesse di vendere le proprie partecipazioni le clausole di co-vendita attribuiscono il diritto (o impongono l’obbligo) ad altri soci di vendere le proprie.

Nel caso dell’equity crowdfunding vengono generalmente applicate alcune clausole specifiche a tutela dei soci di minoranza come le tag along e drag along.

In breve, la clausola tag along consente al socio di minoranza di vendere le proprie quote ad un eventuale acquirente applicando le medesime condizioni del socio di maggioranza. 

Si tratta di un diritto che può essere esercitato dal socio di minoranza per approfittare di un’opportunità di liquidazione delle proprie quote a condizioni vantaggiose e paritetiche, ma non consiste in un obbligo: anche in presenza di un nuovo socio di maggioranza, l’investitore può decidere di mantenere le proprie partecipazioni senza procedere alla vendita.

La clausola drag along, invece, viene detta anche di trascinamento perché qualora un socio di maggioranza riceva un’offerta di acquisto per le proprie quote, potrà trascinare nell’offerta di acquisto anche le partecipazioni di uno od altri soci di minoranza, applicando ad esse le medesime condizioni di vendita. 

La clausola drag along è esercitata quindi esclusivamente dai soci di maggioranza e si trasforma in un obbligo per i soci di minoranza

Essa però ha i seguenti vantaggi per le parti sociali:

il socio uscente avrà una maggiore possibilità di riuscire a cedere la propria partecipazione offrendo al potenziale acquirente il totale delle quote a un prezzo unitario più vantaggioso;

i soci di minoranza riusciranno verosimilmente a vendere le proprie quote ad un prezzo più alto di quello che sarebbero riusciti a negoziare singolarmente.

Partecipazione alle attività societarie

Rispetto alla partecipazione attiva alle attività societarie, gli investitori godono di una serie di diritti.

Diritti amministrativi: concedono agli investitori la possibilità di partecipare e votare alle assemblee dei soci.Diritti di opzione: garantiscono una prelazione agli investitori nel caso di emissione di nuove azioni.

Leggi anche: Effetto diluizione. In che modo i round di raccolta possono avere impatti su un investimento

Diritti patrimoniali: consistono nel diritto di ricevere dividendi o di ottenere eventuali parti residuali dell’attivo societario qualora l’azienda fosse posta in liquidazione.

Come decidere quanto raccogliere?

Determinare l’obiettivo di raccolta per una campagna di equity crowdfunding non è un compito semplice e obbliga a prendere in considerazione una molteplicità di fattori.

Ad esempio, il budget da considerare non riguarda esclusivamente le somme necessarie per l’avvio o il rafforzamento del progetto di business oggetto della campagna, ma sarà necessario considerare almeno tutti i costi necessari per il lancio della campagna stessa (comunicazione, marketing), nonché determinare il numero di quote che effettivamente si vorranno mettere a disposizione degli investitori. Per questo la valutazione pre-money risulta di fondamentale importanza.

Leggi anche: Equity Crowdfunding: i segreti per creare una campagna di successo

Le piattaforme sono obbligate ad accettare la mia campagna?

No, ogni piattaforma può decidere di ospitare esclusivamente quelle campagne che vengono valutate con prospettive di successo e provenienti da startup o Pmi ritenute ad alto potenziale.

Alcune piattaforme, inoltre, decidono di ospitare esclusivamente campagne proposte da aziende appartenenti a settori specifici, escludendo automaticamente tutte le altre.

Infine, è bene ricordare che i portali online di equity crowdfunding sono tenuti dal Regolamento Consob a verificare tutti i requisiti di idoneità della società proponente e possono quindi opporre un diniego qualora tali requisiti non fossero rispettati.

Quale è la differenza tra minimo e massimo della raccolta?

Ogni campagna prevede un obiettivo minimo, o obiettivo target, di raccolta e un obiettivo massimo. La campagna può considerarsi chiusa positivamente esclusivamente al raggiungimento dell’obiettivo target: tutte le somme al di sotto di tale obiettivo non verranno erogate alla società offerente. 

Nel caso di superamento dell’obiettivo target la campagna viene definita in overfunding e la raccolta può proseguire fino al raggiungimento dell’obiettivo massimo, o comunque fino alla data di chiusura prestabilita.

Cosa succede ai capitali investiti qualora la raccolta non si concluda con successo?

Qualora la campagna non dovesse raggiungere l’obiettivo minimo, le somme raccolte non entrerebbero nella disponibilità della società offerente e verrebbero interamente restituite agli investitori.

Vale la pena ricordare che per considerare conclusa una campagna di equity crowdfunding non è sufficiente la raccolta delle sottoscrizioni sul portale: sarà infatti necessario che i sottoscrittori perfezionino i versamenti delle somme, operazione che potrà essere effettuata esclusivamente utilizzando il canale bancario o una società di intermediazione mobiliare. I portali, infatti, non sono autorizzati alla raccolta di denaro.

Di cosa si occupa la piattaforma di equity crowdfunding?

Le piattaforme di equity crowdfunding si occupano l’incontro tra domanda e offerta per gli investimenti in startup e Pmi. Il ruolo dei portali online autorizzati Consob è quindi quello offrire alle aziende una vetrina di presentazione dei propri progetti di business a una platea di potenziali investitori.

Il ruolo fondamentale a cui le piattaforme sono chiamate, però, è quello di essere garanti degli investitori, secondo quanto previsto dal Regolamento Consob. Secondo quanto previsto dalla normativa, infatti, le piattaforme sono chiamate a verificare i requisiti di idoneità delle società offerenti e a fornire agli investitori il materiale informativo relativo alla scelta consapevole di investimento in capitale di rischio. 

La piattaforma può poi affiancare le aziende nelle attività di promozione e visibilità della campagna, mentre non può mai svolgere un ruolo di consulente finanziario nei confronti degli investitori.

Quali costi bisogna affrontare?

Le voci di costo per l’avvio di una campagna di equity crowdfunding possono essere molteplici. Certamente non è possibili indicare una cifra equivalente per tutte le campagne, ma possono essere indicate alcune voci di spesa comuni.

  • Fee della piattaforma: si tratta della commissione applicata dal portale per ospitare la campagna e darne visibilità;
  • Redazione della documentazione finanziaria: si tratta della documentazione da presentare agli investitori, come ad esempio il business plan, per dimostrare la solidità del progetto e la sua sostenibilità. Molto spesso la redazione di questi documenti implica il coinvolgimento di figure consulenziali con relativi costi.

Leggi anche: Il Business Plan per l’Equity Crowdfunding: come presentarlo

  • Adempimenti legali e societari: si tratta di costi generalmente legati alla realizzazione della delibera sull’offerta di quote societarie e sulla modifica dello Statuto. Anche in questo caso è frequente il ricorso a professionisti e consulenti esterni.
  • Attività di comunicazione e promozione: voce che racchiude tutte le attività necessarie per dare visibilità alla campagna e raggiungere il numero più ampio possibile di investitori. Come esempi possiamo considerare la realizzazione di un video di presentazione professionale, la realizzazione di campagne di advertising, la realizzazione di comunicati stampa e di attività di public e media relations.

Quale è la forma societaria per avviare una campagna?

Il Regolamento Consob individua le differenti tipologie di soggetti che possono costituirsi come Offerenti per la raccolta di capitali online.

Possono essere ammesse come offerenti le società di capitali (srl, spa, cooperative) costituite sottoforma di Pmi, Startup innovative, Pmi innovative, società di capitali che investono prevalentemente in piccole e medie imprese.

Possono inoltre rientrare nella categoria delle offerenti anche gli OICR, Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio che si occupano prevalentemente di investimenti di investimenti in piccole e medie imprese.

Quale è il vantaggio fiscale per gli investitori?

Gli ecosistemi dell’innovazione e delle piccole e medie realtà produttive del Paese sono i settori a cui il legislatore ha riservato notevoli incentivi, molti dei quali sottoforma di incentivi fiscali rivolti proprio a quanti decidessero di investirvi.

Le agevolazioni fiscali per chi investe in equity crowdfunding sono molto consistenti possono arrivare fino al 50% del capitale investito.

Nel dettaglio, gli investimenti effettuati da soggetti privati possono godere di una detrazione del 50%, e fino a un massimo di 100.000 euro se effettuati in favore di startup innovative, mentre gli importi detraibili possono arrivare fino a 300.000 euro in caso di investimenti in favore di piccole e medie imprese.

Accanto a queste agevolazioni, abbiamo anche le detrazioni fiscali del 30% per importi superiori. Nello specifico si può arrivare fino a 1 milione di euro se gli investimenti sono effettuati da persone fisiche e fino a 1,8 milioni di euro se effettuati da persone giuridiche.

Leggi anche: Investire in equity crowdfunding conviene. Ecco la guida completa a tutte le agevolazioni fiscali.

La recente approvazione del Decreto Sostegni Bis ha inoltre introdotto ulteriori agevolazioni anche rispetto alle eventuali plusvalenze eventualmente maturate dagli investitori, introducendo la detassazione del capital gain.

Leggi anche: Decreto Sostegni Bis: in arrivo nuove agevolazioni per Startup e PMI innovative

Perché un’azienda dovrebbe scegliere l’equity crowdfunding?

Sempre più spesso le aziende si trovano a fronteggiare crescenti difficoltà nell’accesso ai canali di credito tradizionali. Il primo vantaggio dell’equity crowdfunding è quindi proprio quello di essere un canale di finanziamento alternativo.

L’equity crowdfunding garantisce inoltre agli imprenditori la possibilità di accedere un finanziamento senza dover ricorrere a un prestito: i capitali investiti non andranno infatti restituiti ai finanziatori, che diventeranno invece soci dell’azienda a tuti gli effetti.

Una campagna di equity crowdfunding dà inoltre all’impresa la possibilità di presentarsi a un pubblico potenzialmente illimitato e consente allo stesso tempo di poter essere utilizzata come test per la validazione dei prodotti e servizi aziendali.

Leggi anche: Imprese e accesso al capitale di rischio: perché l’equity crowdfunding può fare da volano per l’economia delle PMI

Che cos’è l’investitore istituzionale?

Gli investimenti in equity crowdfunding sono disciplinati da un quadro normativo specifico ricompreso all’interno del Regolamento Consob.

Il Regolamento nasce con lo scopo principale di fornire un frame normativo a tutela degli investitori. Proprio con questo scopo la Consob ha stabilito che per finalizzare una campagna di raccolta sia necessario che almeno il 5% del capitale raccolto sia investito da parte di un investitore professionale.

L’adesione alla raccolta da parte di questo tipo di investitore, infatti, viene considerato come elemento di maggior garanzia nei confronti di piccoli investitori che potrebbero non avere competenze e professionalità sufficienti a valutare l’effettiva bontà di un investimento.

Gli investitori istituzionali, nello specifico, sono quegli intermediari finanziari che si occupano di investire capitali per conto di soggetti terzi. Possono quindi esserlo a titolo esemplificativo e non esaustivo, fondi pensione, fondi di investimento, organismi di investimento collettivo.

Leggi anche: Equity crowdfunding: guida agli investitori professionali

Quali progetti può finanziare l’equity crowdfunding?

Alla raccolta di capitali in equity crowdfunding possono aderire startup, Pmi e Pmi innovative, secondo i parametri e le modalità previsti dal Regolamento Consob.

Possono quindi essere presentate diverse le tipologie di progetti, da quelli più generali relativi al lancio di una startup, a quelli più specifici relativi al finanziamento di un nuovo prodotto o servizio di un’azienda già avviata.

L’equity crowdfunding può anche essere utilizzato per raccogliere risorse finalizzate a nuovi investimenti, a ricerca o al rafforzamento del team di lavoro con l’introduzione di nuove figure professionali. 

Quanto tempo ci vuole per ottenere i fondi sul proprio conto?

Un round di finanziamento non si conclude con il termine ultimo per le sottoscrizioni da parte degli investitori ma necessita di alcune fasi successive prima che i capitali entrino nella disponibilità dell’azienda.

È anzitutto necessario che, concluse le sottoscrizioni, gli investitori perfezionino l’investimento attraverso una banca o una società di intermediazione mobiliare e che i nominativi degli aderenti alla campagna vengano riportati nel libro soci dell’azienda offerente.

Prima che i fondi vengano accreditati possono quindi essere necessarie alcune settimane.

Leggi anche: La timeline dell’equity crowdfunding. Quanto dura una campagna?

Che cos’è il pre-commitment?

Con il termine pre-commitment ci si riferisce alle manifestazioni di interesse verso il nostro progetto di business raccolte prima della partenza della campagna stessa.

Generalmente queste manifestazioni di interesse vengono raccolte nella cerchia più vicina ai soci dell’azienda, quella che viene identificata con le 3 F di family, friends e fools.

Si tratta, per l’azienda, di generare coinvolgimento lavorando su attività di comunicazione e relazione, non solo per portare a conoscenza della prossima partenza della campagna, ma anche per tenere “caldo” questo interessante pubblico di potenziali investitori.

Leggi anche: Vuoi fare Equity Crowdfunding? Investi sulla tua community

Chi si occupa della comunicazione della campagna?

Le attività di marketing e comunicazione sono essenziali per garantirsi il successo di un round di finanziamento. Si tratta di attività trasversali che partono molto prima del lancio della campagna stessa e proseguono anche successivamente alla sua conclusione attraverso le investor relations.

I portali di equity crowdfunding offrono spesso alcune finestre di promozione per le campagne ospitate attraverso i loro siti o canali social. Tuttavia, considerando anche la compresenza di più campagne ospitate dalle piattaforme, appare subito evidente come queste forme di visibilità risultino inadeguate a garantire i risultati attesi dalle aziende.

Per questo è anzitutto necessario che tutto il team aziendale sia concentrato sulla centralità delle attività di promozione come strumento essenziale per il successo della campagna. 

Leggi anche: Cosa fare e quali errori evitare in una campagna di equity crowdfunding

Molto spesso però le sole risorse interne non sono sufficienti, ed è inoltre necessario affidarsi a un team di professionisti che conoscano esattamente le dinamiche dell’equity crowdfunding e siano in grado di supportare l’azienda mettendo a disposizione competenze e strumenti idonei per metterla in relazione con un pubblico di potenziali investitori che non sia solo ampio, ma anche quanto più coerente possibile con il target di riferimento.

SCAI Comunicazione è l’agenzia specializzata in equity crowdfunding che affianca le aziende nel loro percorso verso il successo delle campagne di finanziamento.

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